Stagione 2017-2018

Teatro Out Off

Victor Hugo e Adele – Georges Simenon e Marie Jo “Una Promessa d’Amore”

Data (e)
dal 14/11/2017 al 3/12/2017
Ora inizio spettacolo
da martedì a venerdì ore 20.45;
sabato ore 19.30;
domenica ore 16.00

Biglietti: €18,00
costo prevendita e prenotazione 1,50/1,00€ (salvo diverse indicazioni per specifici spettacoli)

Riduzioni: 12.00€ (Under 25) - 9.00€ (Over 65 Convenzione con il Comune di Milano)
Convenzioni

14 novembre > 3 dicembre (1a nazionale)

Teatro Out Off

VICTOR HUGO e ADELE – GEORGES SIMENON e MARIE JO

UNA PROMESSA D’AMORE

di Lucrezia Lerro

regia Lorenzo Loris

con Monica Bonomi, Silvia Valsesia

scena Daniela Gardinazzi, costumi Nicoletta Ceccolini

luci Alessandro Tinelli,  collaborazione ai movimenti Barbara Geiger

foto di scena Agneza Dorkin

spettacolo in abbonamento Invito a Teatro

 

Il progetto porta in scena le vicende di Adele Hugo e Marie Jo Simenon, che furono le figlie, rispettivamente di Victor Hugo e Georges Simenon.

Nel proseguire la sua ricerca tra letteratura e drammaturgia, Lorenzo Loris propone un testo della scrittrice Lucrezia Lerro sulle vite sfortunate delle figlie di Victor Hugo e di Georges Simenon. Un progetto che continua idealmente quello realizzato dal regista nel 2013 con “Prodigiosi deliri” dove venivano presi in esame alcuni famosi casi psichiatrici. Qui il contesto e il fuoco di attenzione non sono solo la malattia mentale, ma il rapporto padri–figlie dove i padri sono oltretutto due grandi personaggi della storia della letteratura. In “Gli uomini che fanno piangere” c’è un rapporto con la vita vera, la letteratura e la storia. Si tratta delle biografie drammatiche della figlia Adele di Victor Hugo che, dopo essere corsa dietro a un impossibile sogno d’amore, fu rinchiusa in un ricovero fino alla sua morte, avvenuta a 85 anni e della vita altrettanto disperata ma brevissima della figlia di Georges Simenon, suicidatasi a 25 anni. Due esistenze tragiche che nell’intento dell’autrice dialogano a 100 anni di distanza confessandosi e rendendoci partecipi della loro sofferenza e della loro follia, segnate dal rapporto con due uomini dalla forte personalità artistica e letteraria in cui è ravvisabile, almeno il dubbio, che padri troppo ingombranti, molto impegnati, molto famosi e molto ricchi possano aver segnato la fragilità delle figlie.

Nonostante la paternità di due geni della letteratura mondiale, le due figlie vissero, in momenti diversi,  percorsi di vita di  grande  sofferenza,  che  le videro entrambe lottare con la malattia mentale.

Nello spettacolo proveremo a raccontare  cosa accade nella vita di due donne quando i loro “giganteschi” padri non riescono ad amarle come vorrebbero. Le colpe dei padri ricadono inevitabilmente sui figli? Chi può dirsi senza macchia? Le due scoprono tra dolore e visioni che gli uomini inventano le colpe. Marie Jo vivrà l’ultimo periodo della sua breve vita in una clinica per disturbi del comportamento alimentare fino a quando all’età di 25 anni si sparerà un colpo al cuore. Il testo teatrale inizia con il racconto della poesia di Marie Jo: “… eppure sarebbe semplice togliersi di mezzo, magari sparandosi un colpo alla testa o al cuore. Ma tu come potresti perdonarmi? Hai detto che la felicità è non pensare.” Adele invece sopravvivrà fino a ottantacinque anni reclusa in una casa di cura psichiatrica. Le due donne, eroine d’amore, raccontano di come si può morire per una domanda che non trova risposta, e raccontano le loro vicende di fronte allo specchio imperfetto delle sofferte esistenze.

La “follia della vecchiaia” di Adele Hugo in scena è direttamente connessa alla “follia giovane” di Marie Jo, perché rappresenta per certi versi ciò che Marie Jo sarebbe potuta diventare se fosse sopravvissuta. Le due protagoniste sono infatti due facce della stessa medaglia che stanno ad indicare due fasi della vita. Ovvero due momenti della sofferenza psichica in due fasi differenti della vita. L’una si riflette nell’altra e nel riflesso colgono i loro tormenti e i potenti veleni che circolano tra i loro pensieri.

 

Lucrezia Lerro (Omignano 1977) è scrittrice e poetessa. Laureata in Scienze dell’Educazione e in Psicologia, ha esordito nel 2005 con il romanzo Certi giorni sono felice (finalista al premio Strega), seguito da La più bella del mondo (premio Grinzane Cavour), La bambina che disegnava cuori, Sul fondo del mare c’è una vita leggera (tutti usciti presso Bompiani) e La confraternita delle puttane (Mondadori 2013). Le sue poesie sono state pubblicate sulle riviste Poesia, Palomar, Nuovi Argomenti, Nuovissima poesia italiana e L’Almanacco dello specchio. Per la rivista Panta ha scritto I fiori avrebbero potuto durare. Per il film Il pianto della statua, regia di Elisabetta Sgarbi, La prima notte della madre dopo la morte del figlio. Il suo ultimo libro di poesie è Il corollario della felicità (Stampa2009, 2014).

 

Lorenzo Loris è da trent’anni il regista stabile del Teatro Out Off di Milano. Nella sua lunga attività ha realizzato un originale percorso attraverso la drammaturgia contemporanea e del Novecento: da Boris Vian a Tennessee Williams, a  Joe Orton  e  Lars Noren, da Thomas Bernhard a Bertolt Brecht per arrivare ai contemporanei,  tra i quali, Peter Asmussen, scrittore danese e sceneggiatore di Lars Von Trier,  Edward Bond (Premio Ubu 2005),  Rodrigo Garcia. Loris ha lavorato molto anche sulla drammaturgia italiana mettendo in scena testi di nuovi autori (Roberto Traverso, Massimo Bavastro, Edoardo Erba, Gigi Gherzi, Renato Gabrielli). Negli ultimi anni Lorenzo Loris ha sviluppato un confronto sempre più serrato con i massimi esponenti del ‘900 (Jean Genet, Samuel Beckett, Arthur Miller, Harold Pinter, Jean-Luc Lagarce, Raffaello Baldini, Giovanni Testori, Carlo Emilio Gadda, Pier Paolo Pasolini, Italo Calvino). Questo confronto lo ha portato ad affrontare i grandi autori del passato (Maurice Maeterlinck, Henrik Ibsen, Marivaux, Carlo Goldoni, Shakespeare, Dostoevskij) con un bagaglio di esperienze tali da permettergli un lavoro approfondito e rigoroso sul testo, con l’obiettivo di mettere in sintonia le parole dell’autore con la nostra contemporaneità. Nel 2011 ha vinto il Premio ANCT – Associazione Nazionale dei Critici di Teatro, in particolare per il suo accurato e fine complesso di messinscene pinteriane.