



Dal 12 al 15 novembre
Orari: giovedì ore 20:30 | venerdì e sabato ore 19:30 | domenica ore 16:00
testo Heiner Müller
traduzione di Saverio Vertone
per gentile concessione dell’Agenzia Danesi Tolnay
ideazione, regia, spazio Agata Tomšič / ErosAntEros
musiche e sound design Matevž Kolenc
con Agata Tomšič
costumi bàste sartoria
disegno luci Gianni Gamberini
assistente al movimento Francesca Frani Dibiase
direzione tecnica e cura degli allestimenti Vincenzo Scorza
consulenti scientifiche Benedetta Bronzini, Anja Quickert, Daniela Sacco
produzione ErosAntEros
in residenza presso Artificerie Almagià POLIS Teatro Festival, Teatro di Dioniso Officina Anacoleti #ogniluogoèunteatro
con il supporto di Internationale Heiner Müller Gesellschaft
con il patrocinio di Goethe-Institut Mailand
Biglietti online
Con la colonizzazione inizia la storia europea così come l’abbiamo conosciuta finora. Il fatto che il veicolo della colonizzazione uccida il colonizzatore preannuncia la sua fine. È la minaccia della fine che ci attende. La «fine della crescita».
Heiner Müller
Donna, madre, dea, strega, amante, assassina, ma anche migrante, straniera, barbara, schiava, richiedente asilo; in fuga dalla propria terra, tradita dall’uomo a cui ha dato fedeltà assoluta e da lui privata di tutti i diritti. Scegliere di lavorare sui materiali composti da Heiner Müller per la figura di Medea, vuole dire affacciarsi a un mito di origini antiche: femminista, antipatriarcale, decoloniale; estremamente potente ed eloquente nel nostro presente.
Composta in diversi momenti tra il 1949 e il 1982, la Medea di Müller si sviluppa in tre parti:
– Riva abbandonata, situata a Strausberg, dove si svolse l’ultima battaglia con i carri armati della Seconda guerra mondiale, quartier generale dell’Armata nazionale popolare della DDR, “potrebbe essere rappresentata durante un peep-show”;
– Materiale per Medea, “stenogramma di una disputa d’onore all’ultimo stadio” tratto da Seneca, Euripide, Hans Henny Jahnn;
– Paesaggio con Argonauti, ispirata a Wasteland ed Ezra Pound, “presuppone le catastrofi che l’umanità sta attualmente preparando”.
In un’intervista del 1983, l’autore afferma che oggi “il voyeur ha la possibilità di pagare un buon posto da cui osservare indisturbato il maggior numero possibile di catastrofi”. Queste parole sono una chiave per comprendere lo spazio scenico dello spettacolo e il suo rapporto con lo sguardo del pubblico, specialmente nella terza parte del lavoro, dove, grazie a un ribaltamento di prospettiva, gli spettatori divengono corresponsabili delle catastrofi in cui viviamo e che ci attendono.
Lo spettacolo prosegue il percorso di ricerca vocale-sonora di Agata Tomšič manipolando un materiale testuale difficile, vivo, scottante, radicale, mettendolo in relazione con una particolare ambientazione audio-luci. Per farlo si affida alla collaborazione con Matevž Kolenc, compositore, arrangiatore e produttore musicale, nominato ai Premi Ubu 2024 insieme alla band cult slovena Laibach per il progetto sonoro di Santa Giovanna dei Macelli.
Nero-buio-assoluto e bronzo-oro-Sole, sono i protagonisti di un dispositivo visivo dove la luce è dosata con il contagocce per lasciare alla dimensione sonora un ruolo preponderante. Un omaggio alle opere musive ravennati, fonte d’ispirazione delle donne fatali di Gustav Klimt e dei quadri tattili di Alberto Burri, icone contemporanee dove il sacro e il profano si incontrano, come nelle origini dell’Imperatrice Teodora, di Medea, delle Amazzoni, native delle regioni che si affacciano sul Mar Nero.
Prenotazioni e informazioni: T. 0234532140 | M. biglietteriaoutoff@gmail.com
Biglietti online su Vivaticket.
Durata 60 min.
Spettacolo consigliato ai maggiori di 14 anni.

ESTRATTI DALLA RASSEGNA STAMPA
La voce, sottile, intensa, aspra, che si apre a molteplici modulazioni, in un gioco di sussurri e grida, al centro di Materiale per Medea, di Agata Tomšič. L’attrice, autrice, regista, una delle due anime di ErosAntEros, prosegue il percorso di ricerca vocale-sonora manipolando un materiale testuale difficile, vivo, radicale, quello di Heiner Müller, e, insieme al compositore e sound designer sloveno Matevž Kolenc, costruisce una partitura fisico-vocale che non concede tregua, che urla la condanna del margine, dell’esclusione, del tradimento.
Con voce profonda di donna, madre, amante, dea, assassina, lavora sui materiali composti dal drammaturgo tedesco per dare vita ad una figura di Medea che guarda al mito confrontandosi, senza orpelli ma con grande delicata passione, con i drammi del presente. Fra buio e poca, soffusa luce, Agata Tomšič dà vita ad una performance dove la voce accompagna ed enfatizza ogni gesto, diventando assoluta protagonista di una lotta fra bene e male, sacro e profano. Elisabetta Reale su Medea, “klpteatro.it”, 30 maggio 2026
Il peep-show dove un poco alla volta sono destinati a cadere i veli che intanto lasciano balenare come lampi di desiderio il corpo della protagonista. Coperta da un mantello arabescato aperto lungo i fianchi che sembra alludere anche a una stola, a un paramento sacro, le gambe avvolte da alti lucidi stivali neri. Il nero e l’oro che sono non per caso i colori del teatro, inteso come luogo fisico e metaforico. Il giorno e la notte, la luce e il buio. Qui è il buio a prevalere, lasciando che prenda campo il volume sonoro dello spettacolo. La parola nasce da un respiro che si solidifica. E intanto però lo sguardo si sposta sulla parte alta del volto dell’attrice, decorato da un segno colorato che si spande quasi come una maschera rituale. Medea la barbara, la straniera madre e assassina, la maga venuta dalle sponde del Mar Nero a portare disordine. Gianni Manzella su Materiale per Medea, “il manifesto”, 29 maggio 2026
Mito antico e intimo di una condizione umana ‘eterna’ che nel femminile spesso si fa sofferenza ma anche rivelazione. Filtra, paziente, il personaggio e dalle maglie allargate della sua rete emerge ancor più il fascino della Paura che emana da questo personaggio in cui sono contenute e custodite le mille sfumature dell’essere una femmina. Agata ne è interprete perturbante e quasi intimidatoria, capace di sopportare la durezza oscena della lingua di Müller (nella bella traduzione di Saverio Vertone) per farla illuminante e disvelatoria attraverso il suo presente corpo recitante e la sua voce che a volte trasfigura in puro suono e grido lancinante. Chi è Medea? In fondo ancora non lo sappiamo e forse non lo sapremo mai. Uno spettacolo di grande qualità che raggiunge una compattezza, una consapevolezza e una coerenza, tra scenografie, luci, suoni, il ‘vello d’oro’ indossato a mo’ di bellissimo costume, testo e tutti gli altri componenti estetici, non usuale. Molto coinvolgente e in questo commovente. Maria Dolores Pesce su Materiale per Medea, “Dramma.it”, 19 maggio 2026
È la condizione del migrante, dei popoli senza più terra. L’attrice, sostenuta dalle musiche di Matevž Kolenc, costruisce una partitura fisico-vocale che non concede tregua, che urla la condanna del margine, dell’esclusione, del tradimento. Agata Tomšič fa di tutto questo un canto feroce, un affacciarsi su un Oriente lontano e magico, dorato e misterioso, che frequenta l’abisso. Nicola Arrigoni su Materiale per Medea, “Sipario”, 18 maggio 2026