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Dal 6 al 25 aprile

Orari: martedì e giovedì ore 20:30 | mercoledì, venerdì e sabato ore 19:30 | domenica ore 16:00

LA DONNA VOLUBILE

di Carlo Goldoni
progetto teatrale, scena e regia, Lorenzo Loris
collaborazione al testo Giorgio Franchi
consulenza musicale Enrico Merli
con Anna Ventriglia, Giuseppe Orsi, Flora Croce, Sara Gurnari, Laura Scaglioni, Anna Signaroldi, Lorenzo Cammi, Marcello Tassi, Giovanni Vallisa, Nando Rabaglia, Annarosa Zanelli, Elia Passeri
produzione Teatro Out Off
in collaborazione con Società Filodrammatica Piacentina

Prima nazionale

Biglietti online su Vivaticket

Inserito in Invito a Teatro

La trama

Rosaura è una giovane donna capricciosa e volubile: si dichiara innamorata di Florindo, ma dopo un’ora lo odia e desidera sposare Lelio. Il padre Pantalone le propone per marito un certo Anselmo e lei accetta per fare un torto a Lelio, ma nel mentre ha già deciso di volere nuovamente Florindo che nel frattempo non la vorrebbe ma è costretto dal padre, il dottor Balanzoni. Attorno a Rosaura ruota un carosello di personaggi folli, tutti intenti a cercare di sopravvivere alla sua volubilità. Le cameriere Colombina e Corallina si contendono il servitore Brighella che tenta di ingannare entrambe; le amiche Beatrice ed Eleonora tramano alle spalle di Rosaura per ottenere il favore dei loro   innamorati, e la sorella minore Diana le viene preferita da Anselmo per la sua disarmante semplicità.

Cosa dice Goldoni? «Una donna volubile che nel giro di poche ore cambiasi più e più volte, sembrerà a qualcheduno più pazza, che volubile. Veramente parlando, la volubilità per sé stessa è una specie di pazzia limitata, mentre la ragione suggerisce agli animi la costanza, e chi opera contro ragione, suol dirsi pazzo. In tutte le cose vi è il più e il meno. In un giorno una volubile si cambierà una volta: un’altra due e qualcheduna tre. Rosaura si cambia più volte ancora, ond’ella è una volubile eccedente, una volubile da Commedia. Per far rilevare un carattere sulle scene, conviene necessariamente far nascere in corto tempo, ciò che meglio starebbe, se in più giorni rappresentar si potesse».

“Non bisogna creder tutto. chi riporta, meriterebbe gli fosse strappata la lingua; mentre queste graziose persone, che parlano nell’ orecchio, sono la rovina delle famiglie”
(Lelio)

Note di regia

La nostra lettura scenica cercherà di liberarsi dei classicismi polverosi della tradizione e tenderà a scardinare la “maniera settecentesca” per far risuonare le nevrosi e le ipocrisie del nostro tempo. Ci serviremo di una lente contemporanea per tenere conto del ritmo cinematografico intrinseco nella scrittura del Veneziano per mettere a nudo i temi molto attuali dell’ “incostanza e della ricerca di identità effimere”. Perché questa commedia, considerata minore, è in realtà un testo sorprendente che segna il passo cruciale dai canovacci della commedia dell’arte alla drammaturgia.

Goldoni costruisce una macchina perfetta, divertente da far girar la testa ma anche formativa nelle sue venature crudeli. Qui indaga il reale e considera la psicologia dei personaggi in scene brevi con una capacità di montaggio straordinaria.

Rosaura non è semplicemente capricciosa e la sua volubilità è, come dice lo stesso autore nella prefazione, “una specie di pazzia”. Un’instabilità nelle opinioni e nei sentimenti, che oggi definiremmo patologica, che travolge ogni logica di relazione. Nella nostra epoca ne sappiamo qualcosa. Goldoni scrive che la ragione suggerisce agli animi la costanza. Eppure l’incostanza sembra essere diventata il tratto predominante del carattere contemporaneo, alla base anche di certi leader politici, nonostante le loro responsabilità enormi verso l’umanità.

Rosaura, che cambia parere e passione ogni istante, diventa veicolo di una critica alle falsità della società, che abbiamo voluto fare emergere in modo primario. Nella messa in scena i costumi si rifanno alla seconda metà del Novecento, mentre la scena è dominata da un cuneo astratto di quinte colorate. Sopra, uno schermo proietta i quadri del pittore Paolo Paradiso che ritrae una Venezia contemporanea dove ogni Campiello diventa una scena teatrale, un luogo di osservazione (nonostante nel testo il luogo dell’azione si svolga a Verona).  Anche linguisticamente abbiamo mantenuto il “veneto” di Pantalone e Brighella, ma pulendo l’italiano da certe incrostazioni per portarlo vicino a noi, senza tradire la perfezione della lingua goldoniana. Rispetto all’originale ci siamo inventati una cornice meta-teatrale.  Gli attori e le attrici della Filodrammatica mettono in scena il testo mostrandosi nel suo farsi. Abbiamo creato “una scatola”  in cui la compagnia assiste a una prova generale con gli attori seduti ai lati che osservano la rappresentazione insieme al pubblico.

Ci sono due personaggi – un regista e un assistente – che intervengono tra gli atti. Questo ci ha permesso di gestire un cast numeroso e di sottolineare la natura corale del lavoro di Goldoni. Nel contesto delle Celebrazioni per i 200 anni della Società Filodrammatica Piacentina, avvenute lo scorso anno, questo debutto ha un valore speciale. Siamo dentro una storia importante e questo ci ha responsabilizzati. La scelta di un testo così collettivo serve a sottolineare ciò che la “Filo” ha costruito: un luogo d’incontro tra attori storici e giovani leve, generi e tradizioni diverse. Lo spettacolo è il risultato di un’osmosi che dura tutto l’anno a cominciare dal prezioso lavoro didattico di tanti maestri.

Lorenzo Loris

INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI:

Prenotazioni e informazioni: T. 0234532140 | M. biglietteriaoutoff@gmail.com

Biglietti online su Vivaticket

Biglietti: Intero 20€ | Under26: 14€ | Over65: 10€

Inserito in Invito a Teatro

 

 

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