



Domenica 18 ottobre
Ore 11.30 spettacolo Interrogatorio a Maria di Giovanni Testori
Regia Lorenzo Loris, con Lorenzo Loris, un’attrice in via di definizione e le violoncelliste Rebecca Stracca e Ludovica Baroni
Ore 18.00 Lettura del Manifesto del Teatro di Giovanni Testori a cura di Mino Bertoldo, Lorenzo Loris, Roberto Trifirò e Antonio Sixty
Ingresso libero e gratuito
La giornata di domenica 18 ottobre è dedicata a Giovanni Testori ed è concepita come un rito collettivo: alle 11.30 va in scena la lettura poetica del testo “Interrogatorio a Maria”. Lorenzo Loris e un’attrice in via di definizione, accompagnati dalla musica dal vivo eseguita dalle violoncelliste Rebecca Stracca e Bianca Ludovica Baroni, grazie alle parole di Testori, si interrogheranno con il pubblico, che è chiamato a partecipare al “coro”, sul senso di smarrimento della società contemporanea. Testori usa Maria per parlare delle nostre paure di oggi, perché questa ci aiuti a dare un senso alla vita. E Maria risponde alle paure dell’umanità offrendo accoglienza e protezione, stringendo tutti i suoi figli nel proprio abbraccio. Il testo è un faccia a faccia tra l’umanità confusa di oggi e Maria. Lei non giudica, non spiega. Ascolta e abbraccia. Testori le toglie l’aureola e ci mette una “donna vera”, per parlare di dolore, guerra e speranza senza retorica. È un testo fortissimo perché mette il pubblico dentro al “coro”.
Alle 18.00, come secondo atto di questo rito collettivo, verrà recitato, da Mino Bertoldo, Roberto Trifirò, Lorenzo Loris e Antonio Sixty, il “Manifesto Testoriano“. In quelle pagine, che custodiscono il nucleo della sua poetica, Testori prende le distanze da un teatro troppo lontano dalla gente perché amante di un teatro “povero” e violento. Niente scenografie, niente virtuosismi. Solo attore, parola, pubblico. Le parole di Testori sono ancora oggi una guida, un monito per non smarrirsi e ricordarsi che “il teatro è uno dei luoghi ultimi di resistenza che sono rimasti in questa società all’uomo per farsi parte esprimente, parte partecipante dei suoi bisogni, delle sue interrogazioni, delle sue domande, delle sue angosce, delle sue felicità, dei suoi desideri.” (G. Testori, La parola come…, 1988).
Informazioni: T. 0234532140 | M. biglietteriaoutoff@gmail.com
È possibile assistere e partecipare gratuitamente a entrambe le rappresentazioni o solo una delle due. Non è necessario prenotare.
Nell’ambito di Teatro City e del progetto Franco Quadri e Giovanni Testori: due maestri del Teatro
Interrogatorio a Maria di Giovanni Testori
In Interrogatorio a Maria, Giovanni Testori costruisce un’azione teatrale sospesa fra liturgia, poesia e processo. Maria è posta al centro di un interrogatorio che non ha il rigore della procedura giudiziaria, ma l’urgenza di un’assedio spirituale: l’umanità la incalza perché risponda del mistero della nascita, del dolore e della morte.
A interrogarla è una voce corale, nella quale confluiscono i viventi, i sofferenti e gli abbandonati. La Vergine non appare come figura remota o immobile, ma come presenza carnale, madre esposta alla perdita. Il suo corpo diviene il luogo in cui l’Incarnazione si manifesta nella sua concretezza più radicale: concepire, generare, custodire e infine consegnare alla morte.
Il nucleo dell’opera risiede nel rapporto fra maternità e sacrificio. Dare la vita significa anche consegnarla alla sua fragilità. Maria incarna così la contraddizione più profonda dell’amore: accogliere ciò che non si potrà trattenere, custodire ciò che sarà inevitabilmente sottratto.
La fede testoriana non è pacificata né consolatoria. È una fede inquieta, attraversata dal dubbio e dalla protesta. Interrogare Maria significa continuare a rivolgersi a lei anche quando il divino tace. La domanda non nega la fede, ma ne rappresenta la forma più tormentata e autentica.
La lingua dell’opera procede per invocazioni, ripetizioni e fratture, oscillando fra solennità liturgica e violenza espressionistica. La parola diventa respiro, grido, supplica; il teatro assume la forma di un rito collettivo in cui il mistero non viene risolto, ma reso abitabile.
Interrogatorio a Maria è un testo sulla necessità di rivolgere la parola a ciò che non risponde pienamente. In Maria, soglia fra carne e Verbo, Testori concentra le domande ultime dell’uomo: perché nascere, perché soffrire, perché amare ciò che è destinato a morire.

Nel gennaio 1988 Giovanni Testori tenne al Teatro Out Off (allora in via Duprè) tre incontri sulla scrittura dal titolo La parola, come. Le tre conversazioni nell’88, in cui Testori esprimeva la via visione di teatro e sviluppava un’ampia riflessione sulla parola, sull’attore e sulla ragione stessa del teatro, si traducono oggi in un vero e proprio manifesto che sarà integralmente letto alle ore 18.00.
Nel corso delle conversazioni, svoltesi l’11, il 18 e il 25 gennaio, lo scrittore delineò la propria concezione del teatro, fondata sulla centralità della parola pronunciata, sulla sua consistenza corporea e sul suo incarnarsi nella voce dell’attore. Trascritti e riletti oggi, quegli interventi assumono il valore di un autentico manifesto della poetica teatrale testoriana: una dichiarazione viva e radicale sul senso della parola e sulla necessità del teatro.
Il teatro oggi è uno dei pochi luoghi rimasti (sempre che resti teatro e che voglia esser teatro), uno dei pochi luoghi rimasti in cui veramente questo rapporto fisico, questo rapporto di violenza e di rispetto, questo essere compartecipi tutti di un avvenimento, ha ancora il valore di fondazione. È uno dei luoghi ultimi di resistenza che sono rimasti in questa società all’uomo per farsi parte esprimente, parte partecipante dei suoi bisogni, delle sue interrogazioni, delle sue domande, delle sue angosce, delle sue felicità, dei suoi desideri e soprattutto dei perché…questi perché terribili che invece tramite l’astrattezza degli altri linguaggi ci vengono strozzati in bocca, strozzati in gola, strozzati nel ventre, strozzati dentro il nostro essere.” G. Testori, 18 gennaio 1988