



Dal 13 al 23 novembre 2025
Giovedì 13 novembre ore 20:30 | Venerdì 14 novembre ore 19:30 | Sabato 15 novembre ore 19:30 | Domenica 16 novembre ore 16:00 | Martedì 18 novembre ore 20:30 | Mercoledì 19 novembre ore 19:30 | Giovedì 20 novembre ore 20:30 | Sabato 22 novembre ore 19:30 | Domenica 23 novembre ore 16:00
di Ghiannis Ritsos
traduzione di Nicola Crocetti
regia Elena Arvigo
con Elena Arvigo
e con Monica Santoro (flauto traverso e canto)
scene e costumi Elena Arvigo in collaborazione con Maria Alessandra Giuri
assistente alla regia Monica Santoro
consulenza al testo Francesco Biagetti
consulenza musicale Ariel Bertoldo
produzione Teatro Out Off in collaborazione con Compagnia Elena Arvigo (Associazione SantaRita & Jack Teatro)
in accordo con Arcadia & Ricono Srl; per gentile concessione di Ery Ritsou
Lo spettacolo dedicato a Ritsos — magistralmente tradotto da Nicola Crocetti — più a lui fedele, più doloroso, più compiuto che io abbia mai visto. Sottolineo questa eccellenza non solo per Arvigo, la cui arte è indiscussa e che ben conosciamo, ma proprio per Ritsos — non uno dei grandi poeti greci del Novecento, ma uno dei grandi poeti in assoluto.
Franco Cordelli, Corriere della sera
Elena Arvigo, interprete intensa dell’animo femminile, torna in scena da giovedì 13 a domenica 23 novembre con ELENA (‘H ‘ Eλένη) di Ghiannis Ritsos nella traduzione di Nicola Crocetti. Il poemetto ELENA – incluso nella raccolta Quarta dimensione, considerata il capolavoro massimo di Ritsos – è ispirato al personaggio mitico di Elena, regina di Sparta, icona dell’eterno femminino. La forma scelta da Ritsos è quella del monologo in versi rivolto a un personaggio che resta una muta presenza sulla scena. È stato scritto nel 1970, durante la detenzione detenzione a Karlovasi sull’isola di Samo, nel periodo del regime militare dei colonnelli, che presero il potere in Grecia dal ‘67 al ‘74.
Ritsos, spogliato della libertà e in isolamento, immagina un’Elena vecchissima, dall’età indefinibile, immersa nei ricordi, che si confessa tra memoria e disincanto a un visitatore silenzioso (forse «figura» dello stesso poeta). Nel testo originale, il monologo è l’unico che presenti, davanti al nome dell’eroina, l’articolo determinativo: ‘H ‘Eλένη, quasi a dire: “proprio lei, Elena, la mia Elena”».
Elena riflette sul passare del tempo che tutto travolge e, lucidissima, rievoca l’antico splendore: «a poco a poco le cose hanno perso senso, si sono svuotate; /d’altronde ebbero mai alcun senso?». Ritsos attraverso il suo teatro-poesia libera Elena dal suo stesso mito e concede alla propria amata attrice la possibilità di essere finalmente un diverso personaggio: una donna. Ma ecco apparire in questo naufragio esistenziale una speranza fuggevole ma tenace, come le erbacce che, malgrado tutto, crescono sulle rovine e le ricoprono. C’è qualcosa che si salva dalla distruzione e ci conforta: la desolata e inspiegabile bellezza di tutti quegli eventi che sembravano insignificanti e quel mistero vitale e inspiegabile che si nasconde dentro ogni umano “resistere”. «Eppure – chissà – là dove qualcuno resiste senza speranza, è forse là che inizia la storia umana, come la chiamiamo, e la bellezza dell’uomo.»
Prenotazioni e informazioni: T. 0234532140 | M. biglietteriaoutoff@gmail.com
Biglietti: Intero 20€ | Under26: 14€ | Over65: 10€
Biglietti online su Vivaticket.

Una straordinaria interpretazione della Arvigo nel ruolo di Elena. […] Sublime la Arvigo che è mirabile nel narrare la solitudine di Elena, la regina di Sparta, magnifica nel fermare ogni parola con una semplicità indescrivibile. La voce di Elena incanta il pubblico, colorando il tempo che passa, carico di nostalgia. La rappresentazione sul palco è pura poesia, che attraverso il teatro di Ritsos, fa rivivere i miti e libera Elena dal suo stesso mito. Stefania Petrelli, Unfoldingroma.comDisarmata, lucida, dolente è l’Elena di Ghiannis Ritsos vissuta da Elena Arvigo, attrice di fibra antica, preziosa, che con questo suo assolo attraversa una soglia sottile, nominando con furia e dolcezza la drammatica condizione umana. Impegnata in un combattimento senza tregua con il verso nitido del poeta greco, l’interprete genovese (che qui cura anche regia e scene) ci fa incontrare l’Elena del mito nel momento in cui, da vecchia, tutto vede e comprende. In una scena materica in cui i segni terrestri trascolorano nel silenzio siderale di un aldilà immoto, Arvigo dona lucentezza ad ogni sillaba. Così che la parola si fa arma contro arma, dono sapiente di pace contro la follia della guerra. Con lei la cantante e flautista Monica Santoro, che in questo Ade mistico e sensuale diventa di volta in volta ancella, testimone, sorella. Katia Ippaso, Il Messaggero
La regia di Elena Arvigo inquadra il cuore del testo con decisione e precisione assolute: a cominciare dal fatto che sostituisce il visitatore muto di Ritsos con una bravissima Monica Santoro che si esprime col flauto traverso e col canto, giacché, s’intende, la musica determina il massimo della comunicazione pur prescindendo dalle parole. Le quali, poi, vengono adoperate dalla Elena Arvigo attrice con una sensibilità – appassionata e tormentata insieme – ch’è capace di sviscerarne anche le più segrete vibrazioni, in tal modo spogliandole d’ogni lenocinio che sia dettato dal loro uso (e abuso) comune. Enrico Fiore, Controscena
Così Elena è una donna e tutte le donne, ha duemila anni e gli occhi di una bambina, è vittima e carnefice. Arvigo si fa abitare dal verso del poeta che sgorga in lei percorrendo strade tortuose, cambiando di stato, sciogliendosi in rivoli di senso attraverso il vibrare delle sue agili corde vocali per farsi infine nebbia e avvolgere i sensi. Il suo corpo, i suoi occhi liquidi, la sua mimica chirurgica sono il fulcro della messa in scena. Sabrina Fasanella, Teatroecritica
Attraverso gli occhi si vedono le piccole cose viste da Elena, una farfalla, una mosca, «un pezzo di carta» che «rotola per strada», cose che «hanno una bellezza desolata, inspiegabile». Di tutto questo e del fissare «ogni cosa con una chiarezza indicibile, imperturbabile» sanno raccontare gli occhi di Elena Arvigo. […]È straordinaria nel farsi carico della solitudine di Elena. Una solitudine difficile e troppo rumorosa. […] Arvigo innesca un perfetto gioco teatrale, specie quando sceglie momenti particolarmente pregnanti del monologo di Elena per spingersi fisicamente vicina al tu-spettatore: gioca il suo ruolo mettendosi sul limite della scena o superandolo, quasi sfiorando gli spettatori della prima fila. In quegli attimi, complice anche lo spazio intimo e raccolto della sala dell’OUT OFF, sembra di essere nella stanza di Elena, insieme a Elena, a tu per tu con lei. Raffaella Viccei, Visioni del tragico
Qui, in questo sospeso esistere, tutto è azione, è grido silente che implode in lacrime di dolore. L’interpretazione dell’Arvigo è ipnotica. […] Aveva così tanto attratto e affascinato il pubblico che ho avuto la sensazione che il pubblico non volesse battere le mani per la fine dello spettacolo. A tanta bellezza non si accetta la fine. […] D’altronde chi meglio di lei ha saputo sporcarsi di terra allontanando la polvere. Chi meglio di lei – artista antica e moderna – poteva mostrare il crollo delle sperante e l’eterno resistere delle donne. Veronica Meddi
È una delle attrici più poliedriche e dotate della nuova generazione […] Alla sua Elena regala dolcezza velata di malinconia e talvolta d’ironia, mai astiosa o recriminante: un’eccellente performance che muove all’empatia con il personaggio nella sua ferma condanna della guerra. Mario Cervio Gualersi, Be Beez
Gli occhi, però, sono quanto mai vivi, lucidi, espressivi, e arrivano vigorosi al pubblico ben prima delle parole. Prima di questo ondeggiante viaggio nel sogno e nei ricordi cui l’intensa interprete riserva timbri, toni, ritmi sempre diversi, tanto che la voce sembra compenetrarsi nei versi dell’autore con naturale – ma ricercata – musicalità Laura Novelli, Liminateatri
Quello di Ghiannis Ritroso è un testo forte, denso di parole, ricchissimo di contenuti e di emozioni: una sfida che Elena Arvigo, di formazione strehleriana, vince nettamente grazie alla notevole portata e alla plasticità della voce e della mimica, fondamentali nel veicolare le caratteristiche emotive della personalità della bella Elena, scissa tra il nevrastenico e l’ossessivo. L’incessante flusso di parole che escono dalla bocca della protagonista viene gestito magistralmente dalla Arvigo grazie all’uso di continui picchi dinamici e cambi articolatori di ciascuna parola, il cui peso all’interno del testo è sempre calcolato in maniera precisa e puntuale, con l’effetto di catturare lo spettatore lungo l’intera ora di spettacolo mantenendo sempre alta la tensione scenica. Elena D’elia, Gufetto Press
Elena Arvigo, artista indipendente e radicale della scena italiana, realizza uno spettacolo di teatro combattente e sofferto. […] Elena è una grande madre che scopre la propria sensualità dirompente e pudica, che svela i propri tormenti, e si fa carico dello strazio di un’epoca. Vincenzo Sardelli, Krapp’s Last Post
Sebbene l’Elena di Ritsos sia oltremodo invecchiata e trascurata nell’aspetto fisico, quella dell’Arvigo mantiene nonostante tutto una sua sensualità ancestrale. Ed è tutta nel piacere di parlare: nel gustare la pronuncia delle singole parole. Ma anche nell’ascoltarsi e ancor di più nell’immaginare di essere ascoltata. Il suo è un parlare come un canto fascinosamente ospitale verso picchi e cadute: nei toni, nei ritmi, nei timbri. Ma il parlare dell’Elena dell’Arvigo è anche la voluttuosità dei suoni onomatopeici. È il dare corpo sonoro ad ogni singola sillaba: quella succulenza dalla quale tenta di sprigionarsi il significato. È come se l’Elena dell’Arvigo facesse all’amore con i suoni delle parole. Il suo è anche un esplorare con la lingua ogni cavità della bocca per indovinare, come una rabdomante, il suono da produrre. E con il quale veicolare un determinato significato. È spettacolo. È meraviglia. È una stupefacente modalità di onorare la poesia di Ghiannis Ritsos. Quel resistere comunque, anche quando tutto perde senso. Quell’elegiaco denunciare attraverso la potenza del mito. Quel fiore da custodire in bocca, in attesa di poterlo lasciar andare. Sonia Remoli, E ora: teatro!
Un monologo dal sapore antico che ricorda quanto il Teatro possa fare da portavoce nell’espressione di concetti politici e sociali. Elena Salvati, Quarta Parete Roma
Elena è un inno alla libertà e alla resistenza: dalla guerra, dall’oppressione, dalla violenza, dalla miseria materiale. […] Il messaggio potente dello spettacolo, che riesce abilmente a suggestionare, accompagnando il pubblico in una dimensione a-temporale, riporta alla fine lo spettatore alla realtà. Come in un brusco, drammatico risveglio. Agata Iacono, L’antidiplomatico
Foto di Alessandro Villa.