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Dal 10 febbraio al primo marzo

martedì, giovedì ore 20:30 | mercoledì, venerdì e sabato ore 19:30 | domenica ore 16:00

Cemento

di Thomas Bernhard
traduzione Claudio Groff
adattamento drammaturgico e regia Roberto Trifirò | con Roberto Trifirò e Priscilla Cornacchia
scene, luci e costumi Gianni Carluccio | assistente alla regia Alessio Boccuni
collaborazione ai movimenti Franco Reffo | voce narrante Marta Lucini
tecnico Iacopo Bertrand Bonalumi Lottieri | fotografo Angelo Redaelli
produzione Teatro Out Off

Prima nazionale

Biglietti online

Inserito nell’abbonamento Invito a Teatro

 

Rudolf, un musicologo, è tormentato dall’impossibilità di scrivere il suo saggio su Mendelssohn Bartholdy. Il tema principale della sua confessione è dunque l’orrore della pagina bianca, la paralisi che coglie lo scrittore al momento di iniziare il suo lavoro, l’incapacità di compiere il primo passo. Il suo monologo è una stravagante requisitoria  contro gli infiniti ostacoli che si frappongono alla stesura del saggio. Ora si tratta della presenza della sorella, ora dell’aver tardato a cogliere il momento giusto, ora del luogo, ora del clima. Decide quindi, nel tentativo di sbloccare questa impasse, di trasferirsi dal freddo di Peksam al clima più mite di Palma di Maiorca. Qui avverrà l’incontro con Anna Härdtl, che poi Rudolf scoprirà essersi suicidata. E qui l’autore, Thomas Bernhard, che sembrava aver totalmente rinunciato all’intreccio, disegnando delle situazioni perfettamente statiche, ci sorprende con uma dinamica emozionante, in cui il destino della giovane donna si dipana, in una successione di colpi di scena,  con l’ultimo atto della corsa in taxi al cimitero alle sette di mattina. L’autoritratto dello scrittore trova così il suo pendant nella storia comune, eppure emblematica, di una persona “qualunque”. Alla tragica eccentricità di Rudolf si contrappone la “banale” tragicità di Anna Härdtl. Ciò che rimane di questa storia è solo “cemento”: quello dei casermoni di periferia, delle orribili costruzioni per il turismo di massa e quello dei loculi del cimitero a Palma di Maiorca. Una cifra del nostro tempo, un simbolo dell’amorfo, dell’inorganico, della durezza. Ogni esistenza è un muro.

Note di regia

Ogni esistenza è un muro”: da questa immagine prende forma la mia lettura di Cemento, romanzo-monologo di Thomas Bernhard che ho deciso di portare in scena come un lungo esercizio di disgregazione. Disgregazione dell’identità, del pensiero, del linguaggio. Ma anche della realtà, che si sgretola sotto l’assedio della coscienza.

Rudolf è un uomo bloccato. Un intellettuale consumato dall’ambizione di scrivere un saggio su Mendelssohn-Bartholdy, ma incapace di iniziarlo. Tutto diventa alibi: la sorella, il luogo, il freddo, il tempo perduto. La sua è una confessione impietosa, ossessiva, in cui la pagina bianca è metafora di un’esistenza schiacciata dal pensiero e mai agita. In lui non c’è più slancio creativo, solo accumulo, stratificazione, paralisi.

In scena, il cemento diventa materia dominante: muro, polvere, peso. Un ambiente grigio, opprimente, fatto di superfici ruvide, strutture funzionali e simmetrie vuote. Ho scelto di restituire questo universo con uno spazio chiuso, dove l’eco della voce si moltiplica, dove ogni gesto è risucchiato dal silenzio delle cose. Un antiteatro del movimento, dove anche i cambi di luogo sembrano accadere solo nella testa del protagonista.

Ma dentro questo mondo monolitico, Bernhard sorprende: la comparsa di Anna Hartl, e il suo destino tragico, aprono un varco narrativo ed emotivo. Rudolf si confronta con una morte che non è più astratta o letteraria, ma reale e tangibile. Una giovane donna, fragile, inconsistente come una nota appena suonata, lo costringe a uno sguardo altro. La corsa al cimitero alle sette del mattino è il momento in cui il cemento della sua mente vacilla. È l’unico movimento, forse l’unico gesto umano.

La regia segue questa tensione tra stasi e scarto, tra monologo mentale e ferita reale. L’attore non interpreta: si lascia attraversare da un testo che lo usa, lo possiede, lo attraversa come una corrente elettrica. Il corpo si irrigidisce, poi si spezza. Il ritmo è circolare, musicale, interrotto solo da brevi aperture, come fenditure nel cemento. La voce, strumento centrale, oscilla tra il sarcasmo, la frustrazione, la tenerezza involontaria.

In fondo, Cemento è un’autopsia del nostro presente. Il cemento è quello dei casermoni senza volto, delle periferie mute, del turismo di massa, dei loculi senza storia. È simbolo dell’amorfo, del morto, dell’irreversibile. È ciò che resta quando tutto il resto è stato rimosso.

Ecco perché ho scelto di non cercare redenzione, né poesia. Solo una lenta sedimentazione. Solo materia. Solo il muro.

 

Con il patrocinio del Forum austriaco di Cultura di Milano

INFORMAZIONI, BIGLIETTI E PRENOTAZIONI:

Prenotazioni e informazioni: T. 0234532140 | M. biglietteriaoutoff@gmail.com

Biglietti online su Vivaticket.
Inserito nell’abbonamento Invito a Teatro.

Durata 90 minuti.

La voce di Anna Hardtl è di Marta Lucini; registrazione effettuata da Alessandro Canali.

 

 

 

 

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