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Da martedì 13 gennaio a domenica 1 febbraio 

Orari: martedì, giovedì ore 20:30 | mercoledì, venerdì e sabato ore 19:30 | domenica ore 16:00

APPUNTI PER IL FUTURO

Prima nazionale

Un progetto di e con Elena Arvigo
Assistente alla regia Marta Comerio
Elementi scenici Elena Arvigo in dialogo con Maria Alessandra Giuri
Disegno luci Pablo Canella ed Elena Arvigo
Tecnico luci Lia Morreale eAlice Tanda
Video Pablo Canella
Produzione Teatro Out Off in collaborazione con Santarita & Jack Teatro

Si ringrazia la gentile collaborazione di Francesco Biagetti

Biglietti online su Vivaticket

Inserito in Invito a Teatro

 

Elena Arvigo debutta con Appunti per il futuro, intenso monologo tratto dai testi di Svetlana Aleksievič (La guerra non ha un volto di donna, Una battaglia persa, Solo l’amore ci salverà dall’ira, Preghiera per Chernobyl), di Marguerite Duras (Scrivere) e da Ultime lettere da Stalingrado, raccolta di lettere autentiche scritte da soldati tedeschi nei giorni che precedono la disfatta di Stalingrado tra la fine del 1942 e l’inizio del 1943.

Elena Arvigo, interprete sensibile e intensa, torna al teatro Out Off con un nuovo spettacolo che porta al centro nuovamente la figura femminile come testimone di episodi tragici legati alla guerra e alla criminalità delle scelte umane. Con Appunti per il futuro, in scena fino a domenica 1° febbraio, prosegue infatti un percorso di ricerca che lega da tempo Elena Arvigo ad alcune tra le voci femminili più intense del 900, tra cui Svetlana Aleksievič e Marguerite Duras. Appunti per il futuro nasce da una necessita profonda di Arvigo: continuare il dialogo con queste grandi autrici e giornaliste, donne che hanno saputo coniugare l’atto poetico e l’atto giornalistico come veri e propri gesti di resistenza. In particolare, Appunti per il futuro nasce come naturale prosecuzione di Monologhi dell’Atomica (Premio le Maschere del teatro 2023 come migliore interprete di monologo); un filo rosso che attraversa la ricerca artistica di Elena Arvigo nell’ambito del suo progetto Le imperdonabili (inaugurato nel 2013) dedicato alle voci femminili nella storia.

Appunti per il futuro si ispira al metodo narrativo di Svetlana Aleksievič (Premio Nobel per la Letteratura 2015) che ha saputo trasformare le testimonianze orali in una forma unica di racconto corale. Il suo lavoro – definito “romanzo di voci” – si basa sull’ascolto, sulla raccolta e sulla trasmissione viva della memoria: non una Storia fatta di date e battaglie, di vinti e vincitori, ma un intreccio di esperienze personali, contraddizioni, emozioni, sussurri. Lo spettacolo rielabora in scena questo approccio, affidando alla voce e al corpo dell’attrice il compito di far emergere le vite invisibili, i dettagli minimi, la profondità dell’umano. Le parole di Aleksievič si intrecciano a quelle di Marguerite Duras: una partitura polifonica che ricostruisce la memoria come gesto resistente, mai neutro.

In questo nuovo lavoro, tuttavia, Elena Arvigo ha sentito la necessità di ampliare lo sguardo includendo anche alcune testimonianze maschili: lo spettacolo include infatti anche una selezione di testi tratti da Ultime lettere da Stalingrado, raccolta documentaria composta da lettere scritte da giovani soldati tedeschi della Wehrmacht nei giorni che precedono la disfatta di Stalingrado del dicembre 1942. Queste lettere, censurate e rese anonime dalla propaganda nazista, non sono scritti di condannati a morte, ma testimonianze vive, intime, scritte da uomini che riflettono sul senso della guerra; rivelano un’umanità fragile, esitante, spesso contraddittoria e permettono di disinnescare la retorica, restituendo complessità anche a chi la storia ha relegato al ruolo di “nemico”.

Lo spettacolo è così un percorso narrativo e di testimonianze in cui i testi dialogano tra loro e diventano forme di resistenza contro la violenza della storia e dell’oblio.

Ogni spettacolo è, per me, un omaggio alla scrittura, alla lettura come atto vitale e necessario. Leggere è un’arma meravigliosa contro la follia del tempo: un viaggio interiore che cerco di restituire in scena come un dialogo intimo tra l’autore e il pubblico. È in questo spazio — teatrale, ma anche esistenziale — che i miei progetti prendono vita: come stanze narrative, intime e ribelli, da abitare insieme. Note di regia di Elena Arvigo

 

La nuova creazione di Elena Arvigo inaugura un’ulteriore tappa del progetto Le imperdonabili che indaga figure di donne, testimoni scomode, mitiche e reali, del loro tempo. Nei Monologhi dell’Atomica con Aleksievič aveva già affrontato il tema della memoria e della catastrofe mentre con Il Dolore di Marguerite Duras aveva portato in scena i Quaderni della guerra, esplorando il rapporto tra scrittura e sopravvivenza.

Ho iniziato il progetto “Le Imperdonabili ” sulle donne e la guerra più di dieci anni fa e oggi ho sentito il desiderio di riprendere il discorso portando con me sul palco tutte quelle voci che mi hanno accompagnato in questi anni per riflettere ancora sulla necessità, oggi più che mai, di porre la persona al centro e al di sopra dei meccanismi politici. Elena Arvigo

Fanno parte del progetto Le imperdonabili anche gli spettacoli: La Metafisica della Bellezza, lettere dalle case chiuse, I diari della guerra, Donna non rieducabile – Politkovskaja di Stefano Massini, Etty Hillesum – o della resistenza del pensiero, ELENA (‘H ‘ Eλένη) di Ghiannis Ritsos.

Estratti dalla rassegna stampa 

Lo spettacolo parla di una verità se vogliamo risaputa, che la guerra è un orrore, ma soprattutto, ed è molto più importante, dell’umanità che non è cancellata da quell’orrore. Elena Arvigo, che è una brava attrice, ce lo dice con voce sommessa, naturale e partecipata, ed è bello che lo faccia in uno spazio intimo, tra tazze di tè caldo, biscotti e abatjour, come fosse nella sua cucina, restituendo quel senso di umanità, sensibilità, generosità, di cuore che nessuna guerra è mai riuscita a sconfiggere. Anna Bandettini, la Repubblica

Uno spettacolo necessario e potentissimo, che mette in luce l’umanità nella tragedia, nel periodo di guerra tra il 1940 e il 1945 in Unione Sovietica. […] Elena Arvigo è magnifica, conquista il cuore con le storie di queste donne, e attraverso di loro offre la possibilità di ampliare notevolmente la propria visione della realtà […] Da vedere, e rivedere. Roberta Usardi, Modulazioni Temporali

Pregevole, come sempre, la capacità di Arvigo di dare corpo ed emozioni alla parola scritta, creando un coinvolgimento emotivo e intellettuale profondo. […] Uno spettacolo da vedere, perché non ci si deve vergognare del pacifismo, della non violenza, della repulsione per la guerra. Ugo Perugini, Fermata Spettacolo

Un lavoro importante, specie in questi tempi inquietanti che in filigrana mostrano il ritorno di abissi del passato. […] Piccole storie, perle infilate nel filo meno visibile della storia, briciole di umanità che hanno però il potere di alimentarla, custodirla, nutrirla e tramandarla. Elena Arvigo, le racconta con semplicità, pudore e sempre tanto rispetto. Raffaella Roversi, 2duerighe 

“Appunti per il futuro”, visto all’Out Off, è uno di quegli spettacoli che non cercano di “dire” il mondo ma di ascoltarlo mentre si frantuma. L’ottima Elena Arvigo si muove in una zona di confine: tra teatro e testimonianza, tra parola incarnata e silenzio responsabile. Non interpreta, non rappresenta: si fa tramite. La scena un interno scarnificato è come deve essere quando la materia è il reale che ha già conosciuto l’orrore e la disillusione. Ogni gesto è ridotto all’essenziale, ogni inflessione della voce sembra chiedere il permesso di esistere. Il testo che è ricavato da scritti di Svetlana Alexievich, premio Nobel per la Letteratura, non è un omaggio colto né una citazione ornamentale. È una presa di posizione etica. Come l’autrice bielorussa, Arvigo lavora sull’oralità ferita, sulla polifonia delle vite minime, su quel coro sommesso che la Storia tende a cancellare. «Io non scrivo la storia degli eventi, ma la storia delle anime», dice Alexievich: ed è precisamente lì che lo spettacolo si colloca. Nella zona fragile in cui la memoria non è ancora racconto, ma tremore, esitazione, resistenza. All’Out Off — spazio che da sempre accoglie il teatro come atto necessario e non decorativo — “Appunti per il futuro” si impone con una sobrietà che è anche una forma di coraggio. Non consola, non assolve, non semplifica. Chiede allo spettatore una responsabilità: quella di restare, di ascoltare fino in fondo, di portare con sé quei frammenti di voce come un’eredità scomoda ma vitale. È un teatro che non promette salvezza, ma consapevolezza. E oggi, forse, è già molto.  Adelio Rigamonti, Teatrandomilano

Come ogni tragedia, anche questa ammette una catarsi: e questa catarsi è l’amore con cui si guarda indietro anche agli episodi più dolorosi, l’amore che spegne l’ira e che lenisce ogni ferita, l’amore che non teme la morte. Questo spettacolo, come il precedente di Elena Arvigo, Monologhi dell’atomica, questa voce di donna che raccoglie altre voci dalla lontananza nello spazio e nel tempo, una voce che parla a nome di tutti gli esseri umani, è soprattutto un atto d’amore, verso la vita, verso il mondo, verso gli altri, verso il teatro, verso la letteratura. E perciò invece di installare metal detector, bisognerebbe diffondere questo spettacolo in tutte le scuole, perché si faccia metaforico coltello che incida amore nel cuore e nella mente. Sotera Fornaro, Visioni del tragico

Con le sue parole, tratte dai testi del Premio Nobel per la letteratura 2015, Elena Arvigo lascia trasparire i suoi sentimenti nei confronti di chi la guerra non l’ha voluta, ma la subisce. Affiora la determinazione di schierarsi dalla parte di chi non crede che l’eroismo consista nell’ammazzare, sia pure il nemico. Si sente la voglia di rendere protagoniste le donne, perché le loro storie sono piene di amore e non di odio. Sono parole fatte di emozioni che arrivano al pubblico. Valeria Prina, SpettacoliNews 

Qui si tolgono i coturni retorici, e li si lascia all’ingresso, per camminare tra queste parole senza fare rumore, lasciando che si senta il suono di questi fiori del bene, in grado di nascere tra le macerie di un conflitto. L’attrice compie, con la sua voce, una sorta di miracolo, quello di lasciarsi foneticamente possedere dallo scorrere delle storie, farsi bagnare e trasportare da queste chiare e fresche acque. Suona tutti questi spartiti femminili, lasciandoli vivere, soprattutto nel ventre e nel cuore: incarna uno strumento ad arco, in grado di emozionare ed emozionarsi. I fonemi sono vivi, naturali, rappresentano esattamente quello che sono chiamati ad essere. Testimonianze dei toni di un’anima, riproducono il qui ed ora di ogni stato emotivo. Anche l’esigente Stanislavskji, vedendo questa prova d’attrice, avrebbe pronunciato convintamente il suo “ci credo”. L’apice della tragedia si raggiunge con il racconto della moglie di uno dei pompieri di Chernobyl, fatto di parole genuine, di un tocco talmente delicato da emozionare persino la seta che, idealmente, tali parole vogliono sfiorare. L’anima vibra presente a sé stessa, al proprio racconto, ed illumina la sensibilità della platea con una luce soffusa; una di quelle non prepotenti, volgari, spietate, ma gentile, delicata, ambrata, calda quanto un sole di primavera. Quella stessa primavera in cui non si sarebbe dovuta dovuto vivere quella catastrofe, come le altre eterne guerre, perché uccidere nel momento in cui la natura esalta la vita rappresenta una sorta di eresia, di blasfemia, nei confronti dell’umano, e della vita stessa, in tutte le sue forme. Ci vuole una donna per ricordare alla platea quanto la guerra uccida la poesia del vivere, nel modo più violento e brutale; ci vuole, altresì, una donna per curare ferite con la pazienza con cui il ragno ripara la sua ragnatela, cercando di restituire un cuore e una sensibilità all’essere umano devastato dalla malattia bellica. Danilo Caravà Milano Teatri 

Elena Arvigo si impone con una recitazione coinvolgente e intima, che in più momenti prende alla gola, in cui diventa difficile trattenere le lacrime di fronte all’umanità al femminile che viene presentata. È un’umanità che non odia, colta nonostante il disastro che la circonda nei propri gesti d’amore, attenta all’altro indipendentemente dalla divisa che porta. […] Quello di Elena Arvigo però non è soltanto un atto teatrale, è anche un atto di coraggio. Ce ne vuole a rivendicare un’epopea e un’etica della pace in un momento come quello attuale in cui in Europa e nel mondo soffiano rinnovati venti di guerra. Ed è un atto di consapevolezza civica affrontare tra gli altri un testo così carismatico come Preghiera per Cernobyl sempre della Svetlana Alekseevich. […] Eppure raccogliendo le voci del disastro Elena Arvigo formula un’elegia di pace, contro la guerra e contro l’orrore di una tecnologia che non sa essere servizio, ma pretende di essere un nuovo Messia. L’attrice a dispetto di tutto, saluta il suo pubblico con un atto di fiducia e speranza, lasciando la scena con le parole di Simone Weil. Gianfranco Falcone Mentinfuga

“Sta qui una, se non LA lezione della Aleksievič: conoscere la storia, ovvero le infinite e molteplici storie che formano la Storia (le sue briciole sparse qua e là), è necessario per affrontare con consapevolezza le sfide del futuro. Ecco quindi che le sue inchieste e interviste – i suoi testi, come Una Battaglia persa e Preghiera per Chernobyl – sono e diventano appunti per il futuro. […] Uno spettacolo molto intenso che invita lo spettatore a farsi a sua volta testimone.” Saul Stucchi, Alibi online 

Modi liberi di leggere i fatti, come in Appunti per il futuro, dove non ci sono prove muscolari per stabilire vincitori o vinti, c’è la vita di tutti i giorni distrutta dalla violenza: «Non scrivo una storia della guerra, ma una storia dei sentimenti» recita la Arvigo nelle parole della Aleksievic che si definisce una storica dell’anima. Marta Calcagno, Il Giornale

“Un monologo di straordinaria intensità, diretto e interpretato da Elena Arvigo. È uno dei lavori più potenti e necessari in questi tempi in cui i guerrafondai cercano di normalizzare la guerra, trasformandola in un’opzione politica accettabile, e mentre assistiamo impotenti – talvolta complici – a conflitti sull’orlo di degenerare in catastrofi globali.” Cristina Tirinzoni

“Questo lavoro non ha confini nazionali né geografici; è un monito, un urlo che si propaga in senso universale e sovrasta i limiti dell’umano perché è lo spirito stesso a muovere il proprio impeto per risvegliare le coscienze.” Margareth Londo

“Un nuovo sorprendente spettacolo di storia e letteratura incredibile in collaborazione il grande Out Off che centra anche questo obiettivo.” Serena Rossi

I racconti fluiscono nelle sue parole, senza lasciare spazio al respiro del pubblico che rimane immobilizzato, ammaliato da un’attrice che continua a cambiare volto al dolore, facendosi portavoce e vittima, intervistatrice e confidente. La vera protagonista della narrazione non è la guerra bensì la vita, ritrovata o persa, strappata o stuprata, ma comunque vita. Aurora Pallotti

Un momento unico di condivisione. Serena Spanò

Attraverso questo spettacolo, Arvigo sottolinea l’importanza di ascoltare le storie di chi ha vissuto in prima persona eventi drammatici e di permettere che queste testimonianze ci cambino.  EZ Roma

Arvigo, tra le più raffinate artiste della scena contemporanea, dà voce alle protagoniste degli scritti di Svetlana Aleksievich, giornalista e premio Nobel per la Letteratura. Nei loro racconti, a lungo censurati e autocensurati, non ci sono eroi o mitiche imprese ma persone reali che soffrono nel vedere un altro uomo ferito. Elvira Sessa, PAC

INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI:

Prenotazioni e informazioni: T. 0234532140 | M. biglietteriaoutoff@gmail.com

Biglietti online su Vivaticket

Biglietti: Intero 20€ | Under26: 14€ | Over65: 10€

Inserito in Invito a Teatro

 

 

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