Stagione 2013-2014

Sebastian Theatre Company

MATERIALI PER MEDEA

Data (e)
dal 6/11/2013 al 10/11/2013
Ora inizio spettacolo
20:45

Riva abbandonata
Paesaggio con argonauti

di Heiner Müller
recitato in Italiano, Inglese, Tedesco, Russo, Greco
regia Mattia Sebastian
con Benedetta Laurá, Mattia Sebastian, Chiara Nanti, Arianna Tyer
percussioni Giuseppe Amato
lighting Mattia Sebastian
sound design Giuseppe Amato Body
painting Elena Tagliapietra
produzione Sebastian Theatre Company Artepensiero – eventi culturali

Heiner Muller
Per questa versione di Medea, Müller ha mischiato e strettamente condensato frammenti dei testi scritti da Euripide e Seneca con momenti di sogno, scrittura automatica e libere associazioni tra paesaggi moderni e scene del mito. Il risultato del testo, scritto in un periodo datato tra il 1950 e il 1980, consiste in tre parti: Passaggio con argonauti, Riva abbandonata e Materiali per Medea. È centrale in questa rilettura della leggenda di Giasone, della spedizione degli Argonauti e della tragedia di Medea, accanto al tema del tradimento, quello della guerra (militare e commerciale) di conquista: “La storia di Giasone è il più antico mito di colonizzazione – affermava Müller in un’intervista – perlomeno nell’area greca, e la sua conclusione segna il passaggio alla storia: Giasone viene travolto mortalmente dalla sua stessa nave.

La messa in scena
Sulla riva abbandonata di un lago, scenario tipico degli sbarchi militari, l’angelo della morte, attende. E’ il testimone degli orrori perpetrati negli scenari di guerra dell’umanità; è una landa colma di rifiuti (biscotti – preservativi – bottiglie – escrementi fluorescenti), segno del mesto tentativo di invadere e commercializzare la Germania dell’est con i prodotti mito. In un angolo una clandestina scalda del cibo. L’angelo della morte trova tra i rifiuti il cadavere di un militare (Giasone) che ci narra la sua storia di colonizzatore, la sua morte, e il suo viaggio nella memoria del mito per arrivare al presente stato della evoluzione contemporanea. Si accoppia con una puttana e la trascina in un ironico ‘recital’ come quello delle dive hollywoodiane mandate al fronte per ravvivare le truppe (gli Argonauti) che invece qui giacciono sepolte nella calce viva e stipate dentro i sacchi dell’immondizia. Una onoranza funebre postuma ai morti di allora un omaggio ai futuri eserciti in partenza. La puttana, poi, lo ammazza a bastonate. Il nucleo tragico esplode, esce dai confini della incoscienza umana che ride, balla, scopa, beve, spara, e la storia di Medea si fa portavoce della violenza, del sopruso. Tutti gli orrori della Storia sembra si facciano largo attraverso questo monologo con una fitta rete di immagini, memorie e citazioni.


Sebastian Theatre Company

Medea viene recitato in cinque lingue: il tedesco come lingua primaria dell’autore; l’inglese come segno della globalizzazione, russo per il contrastato periodo rappresentato dal Muro di Berlino; l’italiano e il greco come madri della tragedia. Una operazione teatrale multilinguistica che vuole ampliare ancor più il contesto mulleriano per portarlo il più vicino possibile alla visione universale e planetaria che Muller espone nei suoi testi.

Con Materiali per Medea (2010, International Theatre Festival, Japan) il regista Mattia Sebastian ha iniziato la sua ricerca linguistica e sonora invitando attori di diverse nazioni a lavorare su un classico contemporaneo e a trovarne la radice comune utilizzando la loro lingua nativa per recitarlo. Dopo Medea sono seguiti Turandot tratto da Brecht e Gozzi e la recente La cantatrice calva di Ionesco (spettacoli prodotti da Tadashi Suzuki), con l’inserimento di attori asiatici.

Mito di Medea
Medea, dopo aver aiutato il marito Giasone e gli Argonauti a conquistare il vello d’oro,
uccidendo il proprio fratello, si è trasferita a vivere a Corinto, insieme al consorte ed ai due figli. Dopo alcuni anni però Giasone decide di ripudiare Medea per sposare Glauce, figlia di Creonte, re di Corinto. Questo infatti gli darebbe diritto di successione al trono. Vista l’indifferenza di Giasone di fronte alla sua disperazione, Medea medita una tremenda vendetta. Manda in dono un mantello alla giovane Glauce, la quale, non sapendo che il dono è pieno di veleno, lo indossa per poi morire fra dolori strazianti. Il padre Creonte, corso in aiuto, tocca anch’egli il mantello, e muore. Per assicurarsi poi che Giasone non abbia discendenza, uccide i figli avuti con lui.