Stagione 2016-2017

TEATRO OUT OFF - 30 NOVEMBRE 1976/30 NOVEMBRE 2016 - 40 ANNI

Produzione Post Scriptum - coproduzione Troubleyn/Jan Fabre

L’Uomo Rivoltato

Data (e)
dal 18/10/2016 al 20/10/2016
Ora inizio spettacolo
da martedì a venerdì ore 20.45; sabato ore 19.30; domenica ore 16.00

 

Anteprima italiana

di e con Pietro Quadrino
regia Giulio Boato

musica originale Lorenzo Danesin

Un uomo si ritrova gettato in un mondo assurdo, dove ciò che lui vorrebbe accadesse, non accade.  La distanza tra i suoi sogni, i suoi desideri, il suo amore e la realtà inesorabile della vita spingono l’uomo a rivoltarsi. La scelta della rivolta è ambiziosa, ma non scontata: rabbia, sofferenza, disperazione e ironia sono le armi in mano ad un uomo che vuole diventare eroe. L’uomo rivoltato ama con l’eloquenza di un poeta romantico e con l’ingenuità di un bambino. Urla con la forza di un titano e la fragilità di una foglia secca. Ride come un diavolo, danza come un pazzo, racconta come un cantore. Dalla più triste e miserabile alla più nobile e raggiante, ogni faccia dell’uomo è esaltata nel suo splendore o nella sua forza distruttrice. L’uomo rivoltato è una celebrazione dell’umano, del suo coraggio e della sua debolezza. È un omaggio alla vita, un inno all’amore, nei suoi colori più tragici.

Cosa può fare un uomo con le sole proprie forze? Un uomo che, naufrago come tutti, è stato «gettato da onde crudeli, e nudo a terra giace, in spiagge di luce» (Lucrezio, De Rerum Natura). Ogni essere umano ha due possibilità: può accettare l’ambiente in cui vive, oppure può alzarsi, combatterlo e cambiarlo, in perenne e fragile equilibrio tra i propri limiti e la realtà che lo circonda. Che questa realtà sia il teatro o la vita, poco importa. L’uomo rivoltato non ha alcun appiglio cui aggrapparsi, al di fuori di se stesso. Ed è con tutto se stesso, corpo, voce e cervello, che cerca di alzarsi, e con sé sollevare tutto il mondo, rivoltare l’intero teatro a mani nude, in una progressiva presa di coscienza, tanto morale quanto fisica, mentre le nozioni di persona, personalità e personaggio si scontrano, fondendosi e rigenerandosi nell’etica/ estetica contemporanea del performer.

« La mia arte: fingere assolutamente. Voglio vivere tutto. Voglio vivere tutte le vite »

Pietro Quadrino  (Roma, 87) è attore, performer e autore teatrale. Dal 2012 fa parte della compagnia dell’artista/regista belga Jan Fabre, con il quale ha creato tre spettacoli, presentati in teatri e festival internazionali tra Europa, Medio Oriente e Sud America: This is theatre like it was to be expected and foreseen (1982-2012), The power of theatrical madness (1984-2012), e Mount Olympus. To glorify the cult of tragedy. A 24h performance (2015). Nel 2015 partecipa alla creazione dello spettacolo Dans une chambre en Inde, per la regia di Arianne Mnouchkine, Théâtre du Soleil. Nel 2016 recita in Giulio Cesare, regia di Alex Rigola, produzione Teatro Stabile del Veneto. Il suo eclettico percorso artistico e professionale converge nel solo L’uomo rivoltato, di cui è interprete e autore.

Giulio Boato è nato a Venezia nel 1988. Lavora attualmente come regista teatrale e cinematografico. Collabora con importanti strutture europee, tra le quali Troubleyn/Jan Fabre (Anversa), Socìetas Raffaello Sanzio/ Romeo Castellucci (Cesena), La Compagnie des Indes (Parigi), Alchemy/Phil Griffin (Londra), Novanima (Perigueux) e DOYOUDaDA (Venezia-Bordeaux) di cui è fondatore. Diplomato in Arti dello Spettacolo (Università IUAV di Venezia e Università di Bologna), è dottorando in studi teatrali all’università Sorbonne nouvelle – Paris 3. Ha redatto vari articoli accademici sull’opera di Jan Fabre e Robert Lepage per le riviste «Antropologia e teatro» (Bologna), «Revista brasileira de estudos da presença » (Porto Alegre), «Alfabeta2» (Roma), «Agon» (Lione), «Traits d’union» (Parigi).

Post Scriptum Company è stata fondata nel 2016 da Pietro Quadrino (attore e autore) e Giulio Boato (regista e video maker) allo scopo di creare opere teatrali, cinematografiche e performance. Dopo aver lavorato con artisti affermati della scena teatrale europea (Jan Fabre, Romeo Castellucci, Jan Lauwers, Arianne Mnouchkine, Pascal Rambert, Alex Rigola), Quadrino e Boato decidono di collaborare alla realizzazione di un progetto comune che unisca la radicalità della performance alla tradizione teatrale. Nel panorama artistico contemporaneo in cui tutto sembra essere già stato detto, il loro post scriptum è: “Abbiamo ancora qualcosa da dire”.