L'amante

Stagione 2015-2016

Teatro Out Off

L’amante

Data (e)
dal 6/04/2016 al 8/05/2016
Ora inizio spettacolo
20:45

 

di Harold Pinter

traduzione Alessandra Serra
regia Lorenzo Loris
con Roberto Trifirò (Richard), Cinzia Spanò (Sarah) e con Vladimir Todisco Grande (Il lattaio)
scena Daniela Gardinazzi,
costumi Nicoletta Ceccolini,
luci Alessandro Tinelli,
musiche originali di Simone Spreafico,
collaborazione ai movimenti Barbara Geiger.

Spettacolo in abbonamento Invito a Teatro

In occasione di alcune delle repliche de “L’amante” sono stati invitati docenti, esperti e scrittori per introdurre brevemente lo spettacolo.
Tra gli interventi in programma:
9 aprile – Alessandra Serra, traduttrice di Pinter
10 aprile -Vera Slepoj, psicoterapeuta, autrice di numerose pubblicazioni scientifiche ed editorialista per quotidiani e settimanali
12 aprile – Alberto Bentoglio, docente di Discipline dello spettacolo all’Università degli Studi di Milano<
13 aprile – Isabella Bossi Fedrigotti, scrittrice e giornalista del Corriere della sera
15 aprile – Marco Volante, giurista, Presidente della Lega Italiana Nuove Famiglie
16 aprile – Carlo Rimini, avvocato e docente di Diritto Privato all’Università degli studi di Milano e docente di Diritto di Famiglia all’Università di Pavia.

Lorenzo Loris dopo “Terra di nessuno” e “Il guardiano” con cui ha vinto il Premio nazionale della Critica nel 2011, torna a Pinter con “L’amante”, testo scritto nel 1962 che mette in ridicolo le convenzioni ormai logore della coppia all’interno del matrimonio e che anticipa il terremoto che di lì a poco avrebbe sconvolto la società e il costume.

Richard e Sarah sono una coppia di sposi. Richard al mattino va al lavoro sapendo che Sarah, durante la sua assenza, riceverà un amante. Allo stesso tempo Sarah è al corrente che Richard ogni giorno raggiungerà una prostituta. Niente, in Pinter, è come sembra. Si scoprirà infatti che i rispettivi trasgressori sono anche i reciproci amanti: Sarah interpreta il ruolo dell’amante di Richard e viceversa. Il loro ci appare come un passatempo, che spesso però risulta pericoloso. Assistiamo alla rappresentazione di un campo di forze contrastanti, mai esplicite. L’essenziale infatti, per Pinter, non si può dire. Essenziale è il silenzio o, meglio, il non detto.

 

NOTE DI REGIA

Cosa ci tiene legati così visceralmente a un autore come Pinter? Forse il fatto che il suo linguaggio ci colpisce come un’onda che violentemente si infrange sulla nostra sensibilità contemporanea, rivolgendosi direttamente alle nostre coscienze. Nei suoi testi degli anni ’60 e ’70 ha sempre sfidato la morale comune. In quei tempi di mutazione delle idee e di aspettative, di trasformazioni sociali e culturali, raggiunse i suoi più alti esiti artistici. Nell’ultima fase della sua vita, quella della consacrazione internazionale, in giorni più vicini a noi, ha invece utilizzato la fama raggiunta per denunciare, da pubblico cittadino del mondo, le ingiustizie e i soprusi dei più forti contri i più deboli, ergendosi a paladino degli umili e degli oppressi contro la protervia dei potenti. Leggendario, a questo proposito, il toccante discorso in occasione del premio Nobel conferitogli nel 2005. L’incipit del suo intervento era una sorta di manifesto di tutta la sua opera di drammaturgo: ‘Non vi è una rigida distinzione tra ciò che è reale e ciò che è irreale, tra ciò che è vero e ciò che è falso. Una cosa non è necessariamente vera o falsa; essa può essere vera e falsa insieme’. “L’amante” si regge appunto su un sinistro e affascinante meccanismo scenico. I due sposi, protagonisti della vicenda, recitano anche il ruolo dei loro rispettivi amanti. E riescono continuamente a ribaltare la veridicità di ciò che, in quel momento, avviene sulla scena. Anche qui, come in altri capolavori, Pinter parte da una stanza all’apparenza protetta, in realtà invece carica di minacce, un luogo chiuso che può esplodere e aprirsi a tutti i drammi del mondo. A cominciare proprio da quella cellula della società che gli è sempre sembrata la più malata – la famiglia – nucleo da cui partire per risalire fino al senso stesso dell’esistenza.

In superficie viene ritratta l’ordinaria convivenza tra due coniugi, costretti a inventarsi degli stratagemmi per ravvivare l’eros sopito dalla convenzione matrimoniale. I tabù della stereotipata coppia borghese diventano un pretesto per raccontare la storia di un uomo e di una donna che si amano e vogliono perlustrare insieme le loro zone segrete.Attraverso tale percorso essi approfondiscono la conoscenza di sé e acquisiscono la consapevolezza del dualismo freudiano presente in noi. La regia verte proprio su questo punto. Attraverso la scelta cromatica dei colori bianco e nero che si mischiano in un gioco di alternanza e di specchi, presenti sia nei costumi che sulla scena, gli interpreti arrivano a perdere la propria identità per fondersi con quella dell’altro. Così il tema della sessualità si fonde con quello della perdita di identità, dello smarrimento esistenziale. Il rapporto che si stabilisce sulla scena fra i corpi degli attori e il materiale usato per rappresentare la stanza specchiante che li contiene mira a sottolineare ciò che Pinter stesso ci suggerisce in una nota critica: “Quando guardiamo dentro a uno specchio noi pensiamo che l’immagine di fronte a noi sia fedele. Ma muoviamoci di un millimetro e l’immagine cambia. Noi stiamo in effetti assistendo a un infinito gioco di specchi.”Quello a cui stiamo infatti assistendo è un gioco fra i due sposi, destinato a perpetuarsi senza finire mai, una schermaglia in cui il ribaltamento dei ruoli può continuare all’infinito: il dominato diventa a sua volta dominatore e viceversa. “La vita di ognuno di noi è sempre minacciata e incerta. Viviamo nella repressione e fingiamo di vivere nella libertà”, dice ancora Pinter, ed è proprio alla finzione che si aggrappano Sarah e Richard, attraverso il loro gioco delicato e insidioso. Da un clima di tranquilla seppur apparente rispettabilità borghese si passa al turbamento, all’aperta finzione, alla feroce ironia. Il “segreto” dello stile inconfondibile di Pinter, così nitido, risiede nella sua devozione per l’ambiguità della parola. Nel suo teatro l’immagine è la parola.

Pinter ha scritto L’AMANTE nel periodo della Swinging London, quando un’ insieme di tendenze e dinamiche culturali influenzarono e cambiarono il costume e le abitudini della società contemporanea di allora. Fu un periodo di ottimismo e di edonismo per gran parte del mondo occidentale. Il concetto di coppia all’interno della famiglia, da allora, ha subito un’evoluzione che dura tuttora. Anche la coppia uomo-donna, che costituiva il cardine della famiglia tradizionalmente intesa, ha mutato abitudini e prospettive. Proprio perché il concetto di coppia è cambiato, anche le trasgressioni che Pinter analizzava nella società di allora sono divenute altro, altri i tentativi di infrangere il muro dei tabù e delle proibizioni. E tuttavia le parole del grande autore inglese risuonano ancora dentro di noi e ci emozionano: segno inconfondibile che la sua profondità di artista ha raggiunto giacimenti perenni dell’esistenza.

Lorenzo Loris

 

Roberto Trifirò, attore e regista. Come attore ha lavorato con i registi italiani e stranieri più importanti tra cui Bob Wilson, Aldo Trionfo, Luca Ronconi, Sandro Sequi, Stefan Braunschweig, Pier’Alli, Cesare Lievi, Mina Mezzadri, Federico Tiezzi, Monica Conti, Andrèe Ruth Shammah. Tra i suoi più recenti lavori come regista e interprete ricordiamo: “Filax Anghelos” di Renato Sarti (2008); “Parole che cadono dalla bocca” da Samuel Beckett (2009); “Memorie del sottosuolo” di Dostoevskij (2011); “Enigma Moro”, di cui è anche autore (2014); “Adelchi” di Alessandro Manzoni (2015) Con l’Out Off la collaborazione è iniziata nel 1996 con la produzione di “Aprile a Parigi” di John Godber, “L’ultimo nastro di Krapp” di Beckett (1998); Killer Disney di Philipe Ridley (1999); che lo ha visto interprete diretto da Monica Conti ed è proseguita con spettacoli in cui Roberto Trifirò era regista e interprete “Non si sa come” di Luigi Pirandello (2004); “La Confessione” di Arthur Adamov (2008); “Le furberie di Scapino” di Moliere (2010) “King Richard II – studio per autoritratto” da William Shakespeare (2010); “Notizie del mondo”di Luigi Pirandello (2012); “Vecchi tempi” di Harold Pinter (2012). Recentemente nel 2014 ha invece interpretato nel ruolo del protagonista “Affabulazione” di Pier Paolo Pasolini con la regia di Lorenzo Loris.

 

Cinzia Spanò è attrice teatrale, diplomata all’Accademia dei Filodrammatici di Milano nel 1996. Da allora ha lavorato in teatro con importanti registi fra i quali Antonio Latella, Massimo Castri, Massimo Navone, Beppe Navello, Silvie Busnuel, Claudio Beccari, Carmelo Rifici, Beppe Rosso, Lorenzo Loris. Ha recitato al fianco di attori come Franca Nuti, Giancarlo Dettori, Lucilla Morlacchi, Ruggero Dondi, Umberto Ceriani, Franco Branciaroli, Elia Schilton e Laura Marinoni. Ha vinto il premio Imola, il premio Hystrio, il premio Anteprima ed è stata nominata ai premi Ubu per il teatro. E’ stata conduttrice di trasmissioni televisive e radiofoniche. Il suo testo “Marilyn Mon Amour” ha debuttato nell’autunno 2011 al Teatro Litta di Milano ed è andato in scena nell’autunno del 2013 al Teatro Franco Parenti di Milano