La Donna che legge

Stagione 2014-2015

Teatro Out Off

La donna che legge

Data (e)
dal 19/01/2015 al 8/02/2015
Ora inizio spettacolo
20:45

 

Prima nazionale

di Renato Gabrielli
regia Lorenzo Loris
con Massimiliano Speziani, Cinzia Spanò, Alessia Giangiuliani
scena Daniela Gardinazzi
costumi Nicoletta Ceccolini
musiche Simone Spreafico
audio e video Alessandro Canali
luci e fonica Stefano Bolgè
foto di scena Agneza Dorkin

In occasione dello spettacolo si svolgeranno in alcune repliche dei brevi incontri introduttivi rivolti al pubblico con scrittori, docenti ed artisti. Il 14 gennaio alle ore 20.45 Francesca Serra , autrice del saggio “Le brave ragazze non leggono romanzi” (Ed. Bollati Boringhieri), introdurrà lo spettacolo al pubblico in sala con un breve intervento a partire dal suo libro. Seguirà il 21 gennaio l’incontro con la regista cinematografica Alina Marazzie il 27 gennaio con la docente di Drammaturgia e Storia del Teatro dell’Università Cattolica Roberta Carpani.

Da gennaio inizierà un rapporto di collaborazione tra Teatro Out Off e la casa editrice Cue Press, per la distribuzione e diffusione dei nuovi testi rappresentati nella sala di via Mac Mahon. Il testo “La donna che legge” di Renato Gabrielli potrà essere scaricato in formato e-book dal sito della casa editrice al prezzo speciale di 2,40 Euro utilizzando il codice che verrà consegnato agli spettatori. Sarà inoltre possibile acquistare il libro cartaceo a 6 euro invece che 8,99. Cue Press, la prima casa editrice digitale italiana interamente dedicata alle arti dello spettacolo, produce libri digitali, e-book e cartacei (stampa digitale on demand), in una prospettiva multidisciplinare e multimediale e distribuisce i propri libri in più di cinquanta paesi. I libri possono essere acquistati direttamente dal sito www.cuepress.com e in tutti i migliori store online.

Lorenzo Loris da trent’anni è il regista stabile del teatro Out Off e nella sua lunga attività ha condotto un singolare percorso attraverso la drammaturgia che lo ha portato negli ultimi anni a un rapporto serrato con alcuni giganti del Novecento (Jean Genet, Samuel Beckett, Arthur Miller, Harold Pinter, Giovanni Testori, Gadda) e con alcuni autori contemporanei, Edward Bond, Raffaello Baldini, Rodrigo Garcia, Jean-Luc Lagarce, Edoardo Erba, Massimo Bavastro, Roberto Traverso. L’incontro con Renato Gabrielli, l’autore del testo che propone nel 2015, non è casuale, ma passa attraverso la stima e la conoscenza reciproca all’interno di percorsi artistici che a volte si sono incrociati e sfiorati ma che solo ora, con questo progetto, si sono trovati a coincidere. Una scrittura matura, riferimenti culturali e filosofici, un disegno di significati e rimandi sociologici condiviso e non da ultimo anche il desiderio del regista di lavorare con attori legati ad altri spettacoli di Gabrielli.

NOTE DI REGIA

Lorenzo Loris

La drammaturgia creata da Renato Gabrielli inizia con una citazione dall’Ulisse di James Joyce: il protagonista del romanzo – Mr Bloom – pensa di lasciare scritto su una spiaggia, usando un bastoncello, un messaggio per Gerty Mac Dowell perché spera che lei, la donna con la quale aveva intrattenuto un lungo ed erotico scambio di sguardi, lo possa leggere la mattina dopo. La parola che traccia sulla sabbia è «Io»… ma poi Mr Bloom ci ripensa perché «qualche piedipiatti potrebbe calpestarla prima che arrivi la mattina oppure le onde potrebbero cancellarla». Da quel pronome di persona prende forma man mano il testo di Gabrielli. Costruito su una struttura drammaturgica del tutto nuova, frutto di anni dedicati alla ricerca di una scrittura fuori dagli schemi. Coraggiosa e spiazzante, che non si preoccupa di dover rispettare delle regole narrative, molto spesso ormai consunte e desuete, ma anzi – facendosene beffa – le rinnova scardinandole alla radice, le sperimenta e ci propone un modo nuovo e singolare di raccontare una storia, mettendo al centro sempre l’attore, il suo corpo, il palcoscenico e nient’altro. Il tema dell’identità, della ricerca di se stessi, è al centro della vicenda che si snoda fra i tre individui protagonisti. I personaggi non hanno inizialmente un nome e si osservano, si rincorrono. Sono «attori» e narratori di se stessi e degli altri, spinti a voler mettersi indosso brandelli di identità che tuttavia l’ambiente circostante, la nostra Italia di oggi, non li aiuta a ritrovare. La nostra Italia così difficile da decifrare, sprofondata da diversi anni in una crisi preoccupante che contribuisce a generare confusione e incertezza, non aiuta A, B, C a diventare personaggi consapevoli di sé e individui stabili nel tempo e differenziati dagli altri. Non li fortifica nelle loro certezze, ma amplifica invece a dismisura le loro insicurezze.

Quando abbiamo iniziato a provare la messinscena della pièce, ci siamo resi conto che era indispensabile cominciare dall’immagine primaria che è racchiusa nel titolo: la donna che legge, ovvero dalla figura di cui s’invaghisce l’aspirante poeta mentre contempla la giovane lettrice. È questa l’immagine che alimenta la pulsione e genera, nella fantasia dell’uomo, il punto di partenza. A seguire, ci siamo serviti di un tavolo: che potrebbe essere quello di un bar o un banco di una biblioteca o, più semplicemente, il tavolo su cui il primo giorno di prove è stato appoggiato il copione.
Quel tavolo comunque – da dove le due donne (attrici) hanno dato per la prima volta l’avvio alla storia incontrandosi – è uno strumento concreto e allegorico. Forse, il simbolo della nostra penisola bagnata dal mare stagnante di una nostra famosa cittadina di provincia; si regge a malapena, poi ad un certo punto viene improvvisamente ribaltato e, come la scatola inviata dall’uomo alla donna che legge, finisce per rivelare il contenuto raccapricciante che fino a quel momento era rimasto celato dall’involucro, manifestandosi invece in tutta la sua terribile crudezza.

La parola «Identità» deriva dal termine latino «Idem», indica la relazione che l’Io intrattiene con se stesso e implica la continuità dell’individuo nel tempo e nello spazio in quanto distinto dagli altri. È di questo che cercano di rendersi costantemente consapevoli i personaggi A, B, C. In scena non ci sono oggetti, non ci sono immagini che non siano quelle evocate dalle parole. La grande potenza che ha il teatro, in questa meccanismo ferreo e terrificante che Renato riesce a creare, si esprime in tutta la sua forza. Ma un concetto di identità così definito è un concetto nuovo e moderno che in palcoscenico non può esistere, appunto, se non esiste il corpo. E, infatti, oltre alle parole ci sono i corpi di questi individui: perché non esiste un uomo al di fuori del suo corpo, perché il suo corpo è lui stesso nel realizzarsi della sua esistenza.

Oltre alla costante difficoltà nel percepire loro stessi, esiste da parte di A, B, C anche la loro naturale tensione a percepire gli altri.
Noi siamo stati abituati fino a oggi a vedere la nostra identità secondo uno schema narcisistico in ui tutto è centrato sull’autobiografia, sulla nostra storia di vita. Ma questa concezione viene scardinata dalla scrittura di questo testo, e si passa a una nuova forma biografica in cui deve esserci necessariamente qualcun altro a raccontare e confermare la nostra storia personale per capire che ci siamo. L’isolamento che pone A, B, C in continuo allarme, crea una sorta di meccanismo arcaico di difesa che muove l’individuo alla continua ricerca dell’altro per la propria sopravvivenza. Il tessuto della nostra identità è costruito attraverso il nostro specifico rapporto con le singole persone. Bisogna dunque saper riconoscere l’essere umano che è nell’altro, la sua individualità, la sua esistenza. Questo è il disperato obiettivo che i personaggi sembrano imporsi di raggiungere ma che infine hanno difficoltà a realizzare.

La nostra esistenza è sempre più esposta allo sguardo degli altri e solo attraverso l’altro possiamo sperimentare. Un altro, a cui non interessa il nostro cognome, il nostro ceto sociale o il colore della pelle. Un altro che ricerca noi per comprendere meglio la propria esistenza.

SINOSSI

In una città di provincia italiana, sul mare, un maturo avvocato ritiratosi dalla professione e poeta dilettante si invaghisce di una giovane lettrice intravista sulla spiaggia. Si mette in contatto con lei tramite una ex collega, con cui anni prima ha avuto un’importante relazione; propone alla ragazza di risolvere i suoi problemi economici in cambio del permesso di contemplarla mentre si dedica alla lettura, in circostanze che col procedere del racconto si fanno sempre più intime. La partitura testuale, affidata a tre voci narranti che a tratti si identificano coi personaggi, segue lo sviluppo di questo anomalo “triangolo” amoroso fino al suo inquietante scioglimento.

APPUNTI SULLA GENESI DEL TESTO

La donna che legge nasce dal ricordo di ambienti e persone di una città italiana di provincia, sul mare. Dalla rilettura di un capitolo dell’Ulisse” di Joyce, “Nausicaa”. Dalla lettura dello stimolante saggio di Francesca Serra “Le brave ragazze non leggono romanzi”. Dal desiderio di creare sulla scena un’atmosfera di sospensione angosciante e al tempo stesso ridicola, carica di conflitti sottaciuti o inesplosi; la stessa atmosfera che da qualche tempo percepisco, in senso lato, nella nostra società. C’è un conflitto tra sessi, che non deflagra mai veramente. C’è un conflitto generazionale, più dichiarato che vissuto. C’è voglia di fuggire, ma anche l’ipnotico richiamo casalingo di un mare che assomiglia a una palude. Si parla di soldi e ci si pensa parecchio; e le persone sono infelici. Ma questo non perché il denaro generi infelicità: al contrario, è per disperazione che ci si affanna a far soldi. Non manca, confusamente, perversamente, l’amore; ma proiettato in un altrove impossibile, o perduto. Mirco, Giada e Federica, i tre personaggi de “La donna che legge“, si cercano con passione a vicenda, sempre nel posto e nel tempo sbagliato. C’è, infine, un bisogno sincero di pace, attraversato dal brivido della tentazione di trovarla percorrendo la scorciatoia della morte.

 

Renato Gabrielli è autore teatrale, dramaturgo e sceneggiatore. Ha esordito nel 1989 con Lettere alla fidanzata, cui sono seguiti numerosi altri spettacoli, tra cui Oplà, siamo vivi!, Moro e il suo boia, Curriculum Vitae, Giudici, Vendutissimi, Mobile Thriller (Premio Herald Angel al Fringe Festival di Edimburgo del 2004), A Different Language, Cesso dentro, Tre e Questi amati orrori. Nel 2008 ha vinto il Premio Hystrio per la drammaturgia. Insegna scrittura teatrale alla “Paolo Grassi” di Milano.