Figli di chi

Stagione 2014-2015

CompagniaLumen. Progetti, arti, teatro

Figli di chi

Data (e)
dal 17/03/2015 al 22/03/2015
Ora inizio spettacolo
20:45

 

dal romanzo “Nordest” di Massimo Carlotto e Marco Videtta
adattamento e regia di Elisabetta Carosio
con Gabriele Genovese, Ivano La Rosa, Carolina Leporatti
consulenza musicale Federico Branca Bonelli
voci off Nicola Ciaffoni e Renata Coluccini

Note di regia

Due generazioni che si fronteggiano sullo sfondo di un Nordest italiano in piena crisi economica. I capannoni industriali chiudono, interi settori dell’economia collassano, ma rimane il potere delle famiglie, di una generazione di padri che aveva un progetto che ora necessariamente richiede l’apporto dei figli. Lo sguardo si concentra proprio su questi figli, giudicati indegni eredi di quel mondo e di quel modello. Quali aspirazioni, quale visione del mondo hanno i figli? Istruiti per un futuro luminoso e a volte schiacciati da questo futuro. Creature fragili e fortissime, dotate di un loro senso della realtà e di loro aspirazioni, fanno i conti con un disegno nel quale è difficile trovare la propria collocazione. Come si può rapportarsi alle aspettative dei genitori, dei maestri, in una realtà che non risponde alle categorie che essi conoscono? Tre personaggi. Tre possibilità. Tre viaggi tra sogni e frustrazioni nei quali ci identifichiamo. Tesi e sospesi tra idealizzazione e disillusione, in bilico tra amore e odio, in lotta per aderire a sé stessi, tutti a modo loro. I destini e gli sguardi dei tre personaggi si incrociano per raccontarci una storia che attraversa e cambia le loro vite, la loro percezione di sé e del significato di esserci. Ci fa da guida in questo viaggio il romanzo Nordest di Massimo Carlotto e Marco Videtta, un noir che prende le mosse dal delitto la cui vittima è Giovanna, figlia di un imprenditore andato in rovina, morta in circostanze poco chiare mentre portava avanti un’indagine per riabilitare il padre. Una storia di mafia? Un delitto passionale? Una verità che si nasconde tra piste false. Attorno alla vicenda della risoluzione del caso si dipana il filo delle relazioni tra i personaggi. Tratteggiamo anche distaccandoci dal romanzo con autonomia creativa i disegni dei loro ricordi e dei loro affetti, delle loro volontà e dei loro legami. La voce di un dj nella notte ci introduce in questo angolo di mondo che somiglia a tanti altri angoli di mondo per noi famigliari, ci culla in una notte fradicia di nebbia in cui, come sempre, file di tir vanno e vengono trasportando merci legali e illegali dall’Italia all’est europeo attraverso il cavalcavia di Mestre illuminato come il corso principale a una festa di paese in questa provincia travolta dal futuro dell’innovazione e imbevuta di sentimenti arcaici. Sulla scena Giovanna corre per non pensare e il suo monologare è il dono a noi di ciò che non può più contenere ora che sta per arrivare alla sua meta. Giovanna. Barrette energetiche e sudore, sguardo alto e piedi ben poggiati a terra, in spinta continua per farsi spazio quando tutto sembra chiudersi attorno, ma resta ancora qualcosa da compiere, qualcosa che da significato a questo corpo che corre in calzoncini e maglietta e che danza a piedi nudi coi capelli bagnati tra i ricordi di cui ci fa dono. Filippo. Profumo di crema veneziana e di vino Souvignon, sguardo che cerca sempre qualcosa, anche quando si perde nel vuoto, mani che modellano la scultura della sua vita, mani che annodano cappi e chiudono la zip di una borsa per un lungo viaggio. Beggiolin. Mille carte e mille parole tra cui trovare il volto di una verità che arriva e travolge tutto, di una verità forte, che spazza le lezioni dei maestri, i compromessi e le abitudini e ci sbatte di fronte a noi stessi, a quello che sentiamo e vogliamo essere e a quello che invece facciamo e siamo ogni giorno in questa realtà. Una sola notte per raccontare questa storia, il tempo di una trasmissione alla radio, prima di andare a dormire e risvegliarci con uno sguardo nuovo su questi figli adulti, su quelli che ancora dormono nelle culle e su quelli che ancora verranno.

Una messa in scena senza fronzoli, come è senza fronzoli questa storia, dura e semplice. Una regia che cerca, a partire dalle parole, deposito di senso e guida del ritmo, la dinamica che muove l’azione scenica. Tre zone di luce che sono tre mondi e il gioco della possibilità di incontro tra questi mondi, il gioco degli attori che si incontrano con questi personaggi. Nelle orecchie il suono delle musiche delle loro vite o della loro radio, della colonna sonora degli attimi che rimangono scolpiti nel loro ricordo e nel nostro, da Gino Paoli ai Velvet Underground.

Elisabetta Carosio