Don Giovanni

Stagione 2015-2016

Teatro Out Off in collaborazione con I Demoni

Don Giovanni

Data (e)
dal 2/12/2015 al 20/12/2015
Ora inizio spettacolo
20:45

Prima nazionale

Festino ai tempi della peste

drammaturgia Alberto Oliva e Mino Manni
da Aleksandr Puškinregia
Regia Alberto Oliva
con Mino Manni e Marta Ossoli, Guenda Goria, Giancarlo Latina e Giuseppe Nitti
musiche originali Bruno Coli, Scene Alessandro Chiti luci Alessandro Tinelli, Costumi Marco Ferrara, luci Alessandro Tinelli

Un ringraziamento particolare a Laura Gerosa Spettacolo sostenuto nell’ambito del Progetto NEXT 2015 e da Teatro In Folio con la Residenza Carte Vive.

spettacolo in abbonamento Invito a Teatro
 

Incontri e iniziative di approfondimento

2 dicembre ore 20.45 Fausto Malcovati, traduttore e docente di lingua e letteratura russa all’Università degli Studi di Milano, introduce brevemente lo spettacolo.
5 dicembre ore 21.00 (dopo lo spettacolo delle ore 19.30) Don Giovanni e Casanova –Cabaret letterario di Gianfilippo Maria Falsina Lamberti.
9 dicembre ore 20.45 Bruno Coli, musicista e compositore delle musiche dello spettacolo, introduce brevemente lo spettacolo.

 

Il Mito di Don Giovanni rivive in una delle sue versioni meno conosciute, quella di Puskin, unita a un altro atto unico dello stesso autore, il Festino ai tempi della peste, in cui un gruppo di giovani fugge dalla peste e si rifugia in un luogo di pace dove cerca di esorcizzare la morte e la paura con canzoni, poesie, favole e sberleffi. Proprio come nel nostro tempo, in cui cerchiamo di combattere la paura con la leggerezza e l’intrat-tenimento, con le feste in cui la musica a volume altissimo, la droga e l’alcol producono lo stordimento di un baccanale dionisiaco. In un’atmosfera da Grande Bellezza, unita con il gusto tipico di Puskin per lo sberleffo e la sfida con la morte, raccontiamo il ritorno del Grande Seduttore in un paese in crisi, malato, stanco, deluso, che aspetta un segnale per risvegliarsi e tornare a ballare, danzare, divertirsi e ritrovare il piacere della vita.
Nello spettacolo è protagonista la musica, che gioca con i riferimenti alla contemporaneità, ma anche a film come il musical di Tim Burton Sweeney Todd per creare un’atmosfera divertente, grottesca e sempre in bilico tra la vita e la morte.
In questa versione della celebre storia, la statua del Commendatore è invitata da Don Giovanni non a un banchetto, ma, con cinica empietà, ad assistere al suo incontro amoroso con la vedova di lui. Un festino con il morto, un amplesso che sa di sfida soprannaturale, sfregio ai limiti della condizione umana, voyeurismo perverso. Il Don Giovanni di Puskin non è un banale donnaiolo, collezionista di femmine per sfogo fisiologico o edonistico svago, ma un uomo dominato da un desiderio di affermazione di sé che nasce da un vuoto esistenziale, da una sorta di noia metafisica, e insieme da un timore di fallimento, che lo porta a dire a Leporello, all’inizio del dramma: “Per poco non morivo di noia, che gente!” E’, dunque, la noia il motore del personaggio, che si avvicina così a una sensibilità a noi contemporanea, sebbene tipica dell’Ottocento russo, quello stesso che ha prodotto i Demoni di Dostoevskij e l’Oblomov di Goncarov, testi che ci sono cari proprio per la “lontana vicinanza” a noi che li caratterizza.
“Sono pronto a morire per lei, ma l’idea di lasciare una vedova brillante mi fa impazzire”scrive Puskin in una lettera. La gelosia, il piacere di vedere nell’altro l’amore per sé sono i motori di un Don Giovanni che, però, arriva ad amare veramente, anche se non rinuncia alle sue arti di corteggiamento.
Aleggia un senso di fine che può parere «decadente» e che è come un presentimento vissuto da Puskin, che ha girato per un anno interno intorno all’appuntamento con la morte, divertendosi a sfidare a duello tante persone, finché ha trovato il colpo che lo ha ucciso. Atteso, quasi sperato, e accolto con l’assurdo sorriso dell’ironia.
L’ospite di pietra– questo il titolo della sagace versione che Puskin dà del celebre mito occidentale del grande seduttore – si trova all’interno della collezione delle Piccole Tragedie di cui fanno parte anche il Festino ai tempi della pestee Mozart e Salieri, già messo in scena dalla compagnia nella stagione 2014 /2015.
I Demoni proseguono, così, il percorso di personale elaborazione della letteratura russa dell’Ottocento, da Dostoevskij a Puskin, sempre messi in scena con una poetica attenta a mantenere un equilibrio tra classicità e sensibilità contemporanea.
La compagnia I Demoni nasce nel settembre 2011 per volere del giovane regista Alberto Oliva e dell’attore Mino Manni, già collaboratori con lo spettacolo “Garibaldi”, “amore mio”dal testo di Maurizio Micheli, prodotto nel 2010 dal Teatro Giacosa di Ivrea diretto da Paolo Bosisio.

Alberto Oliva, classe 1984, si laurea in Scienze dei Beni culturali all’Università Statale di Milano, si diploma in regia alla Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi nel 2009, realizza diversi spettacoli, fra cui “Il venditore di sigari” (Teatro Litta-Milano), “Baccanti” di Euripide (Teatro Astra –Torino), “Il Giocatore”da Dostoevskije“Mozart e Salieri”da Puskin (Teatro Out Off-Milano) e tiene laboratori per allievi attori. Ha fondato la Compagnia I Demoni con l’attore Mino Manni con cui ha realizzato diversi spettacoli e laboratori. Nel 2012 ha vinto il Premio Internazionale Luigi Pirandello come regista emergente.

Mino Manni, classe 1969, si laurea in Lettere all’Università degli Studi di Milano, si diploma alla Bottega Teatrale di Vittorio Gassman nel 1991, lavora con alcuni grandi registi del panorama teatrale italiano, fra cui Massimo Castri, Giancarlo Cobelli, Cesare Lievi, Glauco Mauri, Antonio Calenda, Armando Pugliese, Jerome Savary, Marco Bellocchio, Luca de Fusco, Alessandro Preziosi. E’ protagonista del film “Casomai” di Alessandro D’Altri, partecipa al “Grande Sogno” di Michele Placido e ha lavorato con Dario Argento in “Non ho sonno”.