Stagione 2013-2014

stabilemobile - compagnia Antonio Latella

A. H.

Data (e)
dal 15/10/2013 al 20/10/2013
Ora inizio spettacolo
20:45

drammaturgia: Federico Bellini e Antonio Latella
regia: Antonio Latella
con: Francesco Manetti
elementi scenici e costumi: Graziella Pepe
luci: Simone De Angelis assistente alla
regia: Francesca Giolivo
fonico: Giuseppe Stellato
production: Brunella Giolivo
management: Michele Mele
un ringraziamento speciale a: Manetti Italia produzione: stabilemobile – compagnia Antonio Latella in coproduzione
con: Centrale Fies in collaborazione con: KanterStrasse/Valdarno Culture

Dopo il debutto, il 27 luglio 2013, nell’ambito di MEIN HERZ presso la Centrale Fies di Dro e la presentazione nell’ambito del Festival Internazionale Castel dei Mondi di Andria, A. H.inizia una tournée nei teatri di diverse città italiane.

Partendo dal concetto di menzogna, Antonio Latella compie, con A. H., un percorso che si propone di ricercare le radici del male. Attraverso una drammaturgia – curata dallo stesso regista e da Federico Bellini – che spazia dalla Torah alla Bibbia, da Tolkien a Chaplin, da Lars von Trier a Antony and the Johnson, la performance giunge fino all’emblema del male del Novecento, Adolf Hitler. In una scena spoglia, in cui compaiono solo un manichino da pittore, due secchi e un grande foglio da disegno, Francesco Manetti non imita, non interpreta, non recita il Fuhrer, ma incarna lo stesso concetto di male. Collaboratore di lunga data della compagnia di cui ha curato il training a partire da Hamlet’s Portaits, Manetti utilizza la propria esperienza sul movimento come codice di partenza per una partitura drammaturgica sul corpo che diventa la toccante cifra della performance.

Un lavoro sulla centralità dell’attore in scena che si inscrive nel più ampio percorso di ricerca del regista sul tema della menzogna e che sfocia in due nuovi spettacoli: Die Wohlgesinnten (produzione Schauspielhaus Wien in collaborazione con stabilemobile – compagnia Antonio Latella; debutto assoluto il 4 ottobre 2013 alla Schauspielhaus Wien, debutto italiano il 12 e 13 ottobre al Teatro Eliseo nell’ambito di Romaeuropa Festival) e Il servitore di due padroni (produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione, Teatro Stabile del Veneto, Fondazione Teatro Metastasio di Prato; debutto il 21 novembre al Teatro Bonci Cesena).

 

s I search for a piece of kindness
And I find Hitler in my heart.
(Antony and the Johnsons)

 

“E se invece di mettere i baffi alla Gioconda li togliessimo a Hitler?”.
Questa domanda non vuole essere una provocazione ma è, nella sua assurdità, il punto interrogativo da cui partiamo. Volgere lo sguardo da quel quadratino peloso, quella mosca sotto al naso, maschera dell’orrore di tutto il ‘900, a qualcosa di interiore, di terribilmente intimo, umano. Non è nostra intenzione mettere in scena la figura di Adolf Hitler, non vogliamo cucire una divisa e farla indossare ad un attore per portarlo a recitare, a interpretare, a personificare o più probabilmente a scimmiottare Hitler. Sarebbe una pazzia e un fallimento di intenti, una mancanza di gusto e altro ancora. Ci interessa, invece, intraprendere una riflessione sul male. Esiste il male? Certo, per esempio il cancro, un male terribile di cui tutti abbiamo paura perché uccide e non guarda in faccia a nessuno (ricco, povero, famoso, buono, cattivo, santo, peccatore, re, operaio, papa o laico…). Di fronte a un simile male, la domanda non è solo “come sconfiggerlo?”
ma soprattutto “perché nasce?”.
Partiamo da questo interrogativo per confrontarci con il cancro che ha colpito l’Europa, l’ha infettata, mutata, devastata, uccisa; è entrato nei cuori e nelle menti e si è trasformato in pensiero, in politica, si è mascherato da ragione, da bene ed ha sterminato senza nessuna pietà, come un angelo vendicatore. Poi un giorno, dopo anni di guerra, il male è stato sconfitto: il cancro e le sue metastasi sono state vinte, un coro di voci ha gridato alla vittoria e abbiamo ricominciato a vivere, a ricostruire e, anche, a dimenticare. Hitler è stato distrutto e sconfitto ma come tutti i grandi mali non è stato ucciso, si è ucciso per non morire, per custodire l’orrendo segreto della sua nascita. Come è stato possibile che il cancro Hitler sia entrato nel cuore di milioni di persone? Come è stato possibile che queste persone abbiano creduto in lui e si siano messe la mosca sotto al naso?
Antonio Latella

 

Antonio Latella
Nasce a Castellamare di Stabia nel 1967. Studia recitazione presso la scuola del Teatro Stabile di Torino, diretto da Franco Passatore e presso La Bottega Teatrale di Firenze, diretta da Vittorio Gassman. Tra il 1986 e il 2000 lavora come attore diretto da Ronconi, Castri, Patroni Griffi, De Capitani. Nel 1998 firma all’Out Off la prima regia e nel 2004 si trasferisce a Berlino. Nel 2006 viene invitato a dirigere uno dei corsi dell’École des Maîtres, esperienza che prima di lui era stata affidata ai più importanti maestri del teatro internazionale come Jerzy Grotowski, Dario Fo, Eimuntas Nekrošius.Ha curato la direzione artistica del Nuovo Teatro Nuovo di Napoli per la stagione 2010/2011 e nel 2011 fonda l’associazione stabilemobile – compagnia Antonio Latella. Tra le messinscene più significative: Otello (1999) e Romeo e Giulietta (2000) di William Shakespeare (Premio Ubu 2001 per il progetto “Shakespeare e oltre”), Stretta sorveglianza (2001), I Negri (2002, Premio Girulà Migliore drammaturgia) e Querelle (2002) da Jean Genet, la trilogia su Pier Paolo Pasolini che comprende Pilade (2002), Porcile (Premio speciale Vittorio Gassman e il Premio “Teatro il Primo”) e Bestia da stile (2004), I Trionfi di Giovanni Testori (2003), Edoardo II di Christopher Marlowe (2004), La cena de le ceneri di Giordano Bruno (2005, premio dell’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro, Migliore Spettacolo dell’anno), Aspettando Godot di Samuel Beckett (2007). Nel 2004, debutta a Lione nella regia d’Opera con L’Orfeo di Claudio Monteverdi; seguono poi Orfeo ed Euridice di Gluck e Tosca di Giacomo Puccini. Tra i suoi spettacoli più recenti: Studio su Medea (Premio UBU 2007 come spettacolo dell’anno), Moby Dick di Herman Melville, La trilogia della villeggiatura di Carlo Goldoni, Non essere – Progetto Hamlet’s portraits, Le nuvole di Aristofane, [H]L_Dopa, Don Chisciotte, Auguri e figli maschi! Sei sguardi d’autore sul Fondamentalismo, Lear, Don Giovanni. A cenar teco, Die Nacht kurz vor den Wäldern, Francamente me ne infischio, Un tram che si chiama desiderio (Premio Ubu e Premio Hystro 2012 come miglior regia), la trilogia russa Elettra – Oreste – Ifigenia in Tauride (vincitrice di tre categorie nell’ambito del premio russo PARADISE: best theatrical project, best part Georgiy Bolonev, prize of audience), C’è del pianto in queste lacrime (premio Le Maschere del Teatro Italiano 2013 per scene e costumi). Nel 2013 intraprende un percorso drammaturgico sulla menzogna che sfocia in A. H. (che ha debuttato al Festival Drodesera), Die Wohlgesinnten da Jonathan Littell (debutto allo Schauspielhaus Wien il 4 ottobre 2013) e Servitore di due padroni da Goldoni (debutto il 21 novembre 2013 a Cesena).

Stabilemobile è la nuova compagnia teatrale di Antonio Latella.

l punto di partenza per questo nuovo progetto è l’esperienza svoltasi al Nuovo Teatro Nuovo di Napoli nel biennio 2010/2011 in cui si è cercato di sperimentare una nuova forma di produzione teatrale in Italia. Terminata prematuramente quell’esperienza a causa di una difficile situazione economica, stabilemobile si propone di sviluppare, in maniera più ampia, le riflessioni maturate in quel biennio. stabilemobile produce e distribuisce spettacoli teatrali in Italia e all’estero. Il gruppo è composto da storici collaboratori di Antonio Latella e da nuove figure. La compagnia si propone di apportare nuova linfa al sistema teatrale italiano, certa che in una relazione dialettica tra sostegno e cura dei progetti artistici da un lato e autonomia gestionale dall’altro, risiedano possibilità concrete e pratiche ottimali di produzione. Oltre a produrre i lavori firmati da Antonio Latella, stabilemobile sostiene anche gli spettacoli diretti da Linda Dalisi. Il nome della compagnia nasce dalla volontà di trovare una sintesi tra necessità di stabilità e tensione alla mobilità.

Nel primo anno di attività, la Compagnia ha dato vita a diversi spettacoli che ruotano attorno al concetto di “straniero”: Die Nacht kurz vor den Wäldern ha debuttato al Teatro Carignano di Torino in apertura di Prospettiva 150 (ed è stato presentato a spielzeit’europa di Berlino dal 13 al 16 ottobre 2012); la trilogia russa Elettra | Oreste | Ifigenia in Tauride presentata nel marzo 2012 al Teatro Staryj Dom, Novosibirsk (vincitrice di tre categorie nell’ambito del premio russo PARADISE: best theatrical project, best part Georgiy Bolonev, prize of audience); C’è del pianto in queste lacrime (premio Le Maschere del Teatro Italiano 2013 per scene e costumi) presentato nel mese di settembre 2012 nell’ambito del Napoli Teatro Festival Italia; Francamente me ne infischio, 5 movimenti liberamente ispirati al romanzo Via col vento di Margaret Mitchell, che ha debuttato al Teatro delle Passioni di Modena a marzo 2013. Anche Un tram che si chiama desiderio di Tennessee Williams, prodotto da Emilia Romagna Teatro, si inserisce nel progetto artistico di stabilemobile: lo spettacolo (Premio Ubu e Premio Hystrio 2012 alla regia, Premio Ubu e Premio Le Maschere a Elisabetta Valgoi come attrice non protagonista), che vede in scena Laura Marinoni (Premio Le Maschere come attrice protagonista) e Vinicio Marchioni, dopo il debutto a Modena, nella stagione 2012/2013 ha toccato le principali città italiane.
Nel 2013 stabilemobile intraprende un percorso drammaturgico sulla menzogna che sfocia in A. H. (debutto al Festival Drodesera), Die Wohlgesinnten da Jonathan Littell (debutto allo Schauspielhaus Wien il 4 ottobre 2013) e Servitore di due padroni da Goldoni (debutto il 21 novembre 2013 a Cesena).